Sapiens, sibi haec praecepta proponit: "Ego mortem appropinquantem impavido voltu videbo; ego laboribus parebo; ego divitias praesentes et absentes aeque contemnam; ego fortunam nec venientem sentiam, nec recedentem; ego terras omnes tamquam meas videbo, meas tamquam omnium. Bona nec sordide custodiam, nec prodige spargam; ego amicis iucundus, inimicis mitis et facilis ero. Patria mea est mundus et supra circaque me stant dii, factorum dictorumque censores. Cum autem mors appropinquabit, e vita non invitus, sed placidus discendam. "

Il saggio si prefigge questi propositi: "Io vedrò la morte che si appropinqua con un volto impavido, io mi sottomettero alle fatiche, disprezzerò ugualmente le ricchezze presenti e quelle assenti, io non sentirò la fortuna né che viene né che se ne va, io vedrò tutte le terre come le mie, le mie come quelle di tutti. Non custodirò sordidamente i beni, né li dissiperò prodigamente, io sarò piacevole agli amici, mite e facile per i nemici. La mia patria è ilmondo e sopra e intorno a me ci sono gli dei, censori dei fatti e dei detti. Quando dunque la morte si avvicinerà, morirò non a malincuore, ma placido.