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Coriolanus, Romanorum dux, cupiebat Volscorum societatem. Res erat omnium oculis patriae …
Coriolano, comandante dei Romani, desiderava l’alleanza dei Volsci. La cosa, agli occhi di tutti, era un tradimento della patria, del senato, del popolo romano e dei soldati. Furono mandati degli ambasciatori per convincere l’uomo di non passare dalla parte dei nemici ma di rimanere coi propri concittadini. In un primo momento il comandante non fu impressionato né dall’autorità pubblica negli ambasciatori né dalla così grande devozione profusa negli occhi e nell’animo nei sacerdoti. Allora la madre di Coriolano Veturia e la moglie Volumnia si recarono all’accampamento per vedere il figlio e il marito. Fu annunciato a Coriolano che c’era una grande turba di donne, ma invano: l’uomo si mostrò ostinato di fronte alle lacrime delle donne. Quando però con afflizione riconobbe l’insigne Veturia tra tutte le altre, che stava tra la nuora e i nipoti, Coriolano sbigottito corse dal suo posto verso la madre per darle un abbraccio. La donna invece disse con ira al figlio: “Sono venuta dal nemico, non dal figlio; prigioniera, non madre, sono nel tuo accampamento”. Coriolano comprese, e mutò opinione.
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Pluribus modis uxor habebatur Romae: usu confarreatione, coemptione; …
A Roma ci si sposava in moltissimi modi: per uso, per confarreazione, per coenzione; ma la confarreazione si confaceva ai soli pontefici. Le donne che si erano maritate per coenzione erano chiamate madri di famiglia; invece le donne che si erano sposate per uso o per confarreazione non erano chiamate madri di famiglia. La coenzione era celebrata in determinate feste solenni, e nella coenzione si interrogavano vicendevolmente; l’uomo chiedeva alla donna così: “Vuoi essere per me la madre della famiglia?”; la donna rispondeva: “Voglio”. Allo stesso modo la donna interrogava l’uomo: “Vuoi essere per me il padre della famiglia?”; l’uomo rispondeva: “Voglio”. In tal modo la donna passava sotto la potestà dell’uomo, e si chiamavano nozze per coenzione. La donna era la madre di famiglia, ma per l’uomo era una figlia.
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Petis ut fratris tui filiae prospiciam maritum. Da nepotem tuam in matrimonium …
Chiedi che io trovi un marito per la figlia di tuo fratello. Dà tua nipote in sposa a Mincio Aciliano. La patria di Mincio è Brescia, che ancora mantiene e conserva molto della moderazione, della sobrietà e dell’antica semplicità di costumi. Il padre di Aciliano, Minicio Macrino, è il più insigne dell’ordine equestre. Per nonna materna ha Serrana Procula, di Padova. Conosci i costumi del posto: Serrana, tuttavia, è esempio di severità anche per i padovani. Zio materno di Aciliano è P. Acilio, uomo di eccezionale serietà, saggezza, onestà. Ma Aciliano ha grandissimo vigore ed intelligenza, pur nella modestia. Ha ricoperto con onestà la questura, il tribunato, la pretura. Aciliano ha la faccia benevola; la bellezza e il decoro sono connaturate a tutto intero il corpo.
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Compone te in rectum corporis statum, aperi caput! Vultus sit nec tristis nec torvus …
Mettiti in una posizione corretta del corpo, scopri la testa! Che il volto non sia triste né torvo né impudente, ma sereno e modesto; gli occhi siano rispettosi, i piedi uniti, le mani ferme. Bada a non vacillare; non distogliere gli occhi, non morderti il labbro e non grattarti la testa! Le vesti siano accomodate secondo il decoro, affinché l’intero abbigliamento, il volto e l’aspetto del corpo mostrino l’indole riservata. Non essere inopportunamente loquace o sconsiderato! La tua mente non si distragga, ma sii attento alle parole del maestro. Rispondi con poche parole, in maniera pertinente, semplice e discreta. Quando parli, non affrettare il discorso o esitare con la lingua, ma pronuncia le parole distintamente, chiaramente, articolatamente.
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Bello Troiano Laocoon, Neptuni sacerdos, taurum ingentem mactabat ad aras in litore …
Nel corso della guerra di Troia Laocoonte, sacerdote di Nettuno, immolava un grande toro su un altare sulla spiaggia, per placare le divinità: infatti, gli dei erano ancora ostili a Troia. Ma all’improvviso si slanciò nel mare una coppia di serpenti e dall’isola di Tenedo si precipitò verso le spiagge di Troia per uccidere il sacerdote e i figli. I comandanti dei Troiani, al fine di evitare il pericolo incombente e di cercare la salvezza per mezzo della fuga, diedero ordine che tutti lasciassero il litorale marino, e pregarono gli dei di non accanirsi crudelmente. I serpenti dapprima avvilupparono i corpi dei due figli con un morso e dilaniarono le povere membra. Poi il padre fu afferrato e stretto in vaste spirali. Laocoonte scioglieva invano i nodi con le mani per salvarsi la vita, ma fu ucciso dai serpenti.