Un giorno un cervo fu spinto a una fonte dalla calura di una giornata estiva. Poiché aveva sete, scese in pianura, e scoprì un fresco lago sotto antiche querce. Dopo che ebbe bevuto, si fermò, e nel limpido specchio delle acque vide la propria immagine. Qui, mentre lodava le corna ramificate e biasimava l'eccessiva magrezza delle zampe, udì le voci dei cacciatori coi cani e fu preso dalla paura: cominciò a scappare attraverso la pianura e con la rapida corsa evitò l'aggressione dei cani. Ma il bosco frenò la bestia, poiché i rami degli alberi ostacolavano le corna, e il cervo fu dilaniato dai crudeli morsi dei cani. Allora il poveretto esclamò: "Ora soltanto capisco: io, sciocco, ho disprezzato le mie zampe, che mi sono state spesso molto utili. Le corna, che invece avevo elogiato, sono per me causa di morte".
Olim cervus ad fontem aestu aestivi diei pulsus est. Quod sitiebat, ad planitiem descendit ...
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Donum Lingua e cultura latina - Versioni tradotte
- Visite: 3