Il dittatore Lucio Papirio Cursore, dopo essere partito (discesserat) per la guerra contro i Sanniti, ritornò alla città di Roma per consultare un aruspice; prima di allontanarsi, ordinò a Quinto Fabio Massimo, il comandante dei cavalieri, che lasciò presso l'esercito, di non scontrarsi con il nemico mentre egli era assente. Quello però, per non perdere un'occasione, guidò l'esercito contro i Sanniti, e riportò una magnifica vittoria. Non molto tempo dopo, Papirio ritornò all'accampamento e, adirato, convocò l'assemblea dei soldati e ordinò a un littore di sciogliere le verghe e le scuri. A quel punto, i parenti di Fabio fecero appello al popolo e tutti implorarono il dittatore di concedere a Fabio il perdono. Alla fine, Papirio cedette alle suppliche.