Negat Epicurus diuturnitatem quidem temporis ad beate vivendum ...

Epicuro nega che la lunghezza del tempo porti qualcosa al vivere felicemente, né che si ottenga un piacere minore in un breve periodo di tempo, rispetto a se quello fosse eterno. Queste cose si dicono in modo molto incoerente. Infatti, poiché pone il bene supremo nel piacere, nega che il piacere di un tempo infinito di vita sia maggiore che in un tempo finito e moderato. Chi pone ogni bene nella virtù, egli può dire che la vita felice si perfeziona con la perfezione della virtù: infatti nega che il giorno porti incremento al bene supremo. Ma colui che penserà che la vita felice si realizzi nel piacere, come potrà essere coerente con se stesso, se negherà che il piacere cresca con la lunga durata? Dunque certamente neppure il dolore. Forse che il dolore più lungo rende più infelice, mentre la durata non rende il piacere più desiderabile?.
(By Vogue)

Analisi grammaticale dei verbi