Οι μεν δη παιδες εις τα διδασκαλεια φοιτωντες διαγουσι μανθανοντες δικαιουσυνην· ... εκ τουτου δε εις εφηβους εξερχονται.
I fanciulli vanno a scuola per imparare/imparando la giustizia. Si dice che questo sia lo scopo per cui vanno a scuola, come da noi vanno per imparare[ quelli che imparano] la grammatica [...] Si insegna ai fanciulli anche la temperanza; al suo apprendimento molto giova la constatazione che anche gli anziani vivono praticando quotidianamente questa virtù. Si insegna loro a obbedire ai superiori, e a questo contribuisce il vedere che gli anziani prestano una scrupolosa obbedienza ai magistrati. E poi si insegna l'autocontrollo nel mangiare e nel bere, che viene favorito sia dalla possibilità di riscontrare che gli anziani non vanno a cenare prima che i superiori lo consentano sia dalla circostanza che non consumano il pasto a casa, con la madre, bensì in compagnia del maestro, e solo dopo che i direttori abbiano dato il segnale. Si portano da casa come nutrimento del pane, come companatico del crescione e per spegnere la sete una tazza per attingere l'acqua del fiume. E poi imparano a tirare con l'arco e a lanciare il giavellotto.
Queste sono le occupazioni dei fanciulli dalla nascita ai sedici o diciassette anni d'età, allorché entrano nella classe degli Efebi.