ἡ ἱστορία δὲ ἤν τινα κολακείαν τοιαύτην προσλάβῃ, τί ἄλλο ἢ πεζή...καὶ ὅλως πρὸς τὰ ἔπειτα κανονιστέον τὰ τοιαῦτα, ἅπερ μικρὸν ὕστερον ἐπιδείξομεν.

Se (ἤ) una storia ha preso questa adulazione che altro essa diventa se non una bassa poetica, spogliata (στερέω) di quell'elevatezza di stile e che senza versi, senza bellezza, racconta però tante bugie. Grande, anzi stragrande è questo errore di non distinguere ciò che conviene alla storia, e ciò che (conviene) alla poesia, ed introdurre nella storia i vezzi e gli ornamenti poetici, la favola, l'encomio e le altre pompose esagerazioni: come se ad un atleta robusto e di quelli che sembrano proprio querce, uno mettesse indosso una gonnella di porpora e altri ornamenti di cortigiana, e gli dipingesse ed imbellettasse la faccia. Per Ercole! come lo renderebbe ridicolo, come lo imbruttirebbe con quell'adornamento! Non dico io già che non si debba lodare nella storia talvolta, ma si deve lodare a tempo opportuno, e con una certa misura e non da dispiacere ai posteri che leggeranno, infatti in questo bisogna aver molto riguardo alla posterità, come dirò fra poco.