Temporibus hibernis, ad magnitudinem frigoris et tempestatum vim ac fluminum, praeclarum hoc sibi remedium (Verres) comparaverat: urbem Syracusas elegerat, cuius talis status atque natura esse loci caelique dicitur, ut nullus umquam dies tam magna ac turbulenta tempestate fuerit, quin aliquo tempore eius diei solem homines viderint. Hic ita vivebat iste bonus imperator hibernis mensibus, ut eum non facile non modo extra tectum, sed ne extra lectum quidem quisquam videret. Cum autem ver esse coeperat – cuius initium iste non a Favonio neque ab aliquo astro notabat, sed, cum rosam viderat, tum incipëre ver arbitrabatur – dabat se labori atque itineribus; in quibus eo usque se praebebat patientem atque impigrum, ut nemo umquam in equo sedentem viderit. Nam, ut mos fuit Bithyniae regibus, lecticá ferebatur, in qua pulvínus erat perlucïdus, rosa fartus; ipse autem coronam habebat unam in capite, alteram in collo, reticulumque ad nares sibi admovebat tenuissimo lino, plenum rosae. Sic confecto itinere, cum ad aliquod oppidum venerat, eádem lecticá usque in cubiculum deferebatur.
Nel periodo invernale aveva escogitato per sé questo magnifico rimedio contro il rigore del freddo e alla violenza dei venti e dei fiumi: aveva scelto la città di Siracusa, di cui si dice, il sito e la natura del luogo e la qualità del cielo esser tale che non ci fu mai giorno tanto torbido e nuvoloso, che in qualche parte di esso non si vedesse il sole. Qui questo eccellente generale trascorreva la sua vita nei mesi invernali, in modo tale che era difficile vederlo non solamente fuori di casa, ma fuori del letto. Quando poi la primavera era iniziata - il cui inizio egli non riconosceva dal Favonio né da un altro vento ma quando aveva visto una rosa allora riteneva che la primavera cominciasse - si consacrava alla fatica ed ai viaggi; ed in quei viaggi si dimostrava pazientemente attivo al punto che mai nessuno lo vide seduto a cavallo. Infatti, sull' esempio dei re di Bitinia, veniva trasportato da una lettiga, nella quale vi era un cuscino trasparente riempito di rose; egli stesso poi aveva una corona sul capo, un' altra al collo, si portava al naso una reticella di lino finissimo, piena di rose. Dopo un cammino siffatto, come arrivava in una qualche città, con la stessa lettiga veniva portato nella camera da letto.