Cuncta maria cunctaeque terrae Arionem cognoscunt. Ob vocem eius, qui canebat (cantare), aquae fluminum stabant (fermarsi) sub umbra eiusdem arboris iacebant canes et lepores, lupus et agnus ...

Tutti i mari e tutte le terre conoscono Arione. Per via della voce di lui che cantava, le acque dei fiumi si fermavano; sotto l’ombra dello stesso albero riposavano cani e lepri, lupo e agnello. Egli visse a Corinto dove era il tempio di Apollo, presso il re, suo amico, Periandro, il quale lo aveva trattenuto con sè per molti anni e gli aveva donato molte sue ricchezze. A questo punto il citaredo tornava nella sua patria, l’isola di Lesbo. Ma i marinai che lo trasportavano con la nave congiurarono contro la sua vita: infatti desideravano sottrarre il denaro ed i doni che a lui aveva dato Periandro. Ma alcuni delfini, attirati dal suo canto, avevano circondato la nave, ed Arione, dopo che li aveva visti, immediatamente abbandonò la nave e si gettò in mare: i delfini lo presero e lo riportarono a Corinto dal re Periandro. Dopo alcuni giorni una violenta tempesta spinse sulla costa Corinzia la stessa nave dei marinai che avevano aggredito Arione. Dunque il re li convocò a sè: i marinai non negarono il crimine e così Periandro li condannò alla pena capitale.

1. Arione era noto per la dolcezza della sua voce, capace di fermare le acque dei fiumi e di ammansire gli animali selvatici.
2. Per sottrarsi alla congiura dei marinai che volevano rubargli i doni del re Periandro e perché confidava nell’aiuto dei delfini che aveva chiamato col canto.

3. Un ruolo imporatnte: per caso infatti una tempesta spinge sulle coste di Corinto la nave dei marinai che avevano attentato alla vita del poeta Arione.