Due nostre navi, che avevano compiuto il tragitto più lentamente, inoltratesi nella notte, poiché non sapevano che posizione avessero preso le altre, gettarono le ancore di fronte a Lisso. Otacilio Crasso, che aveva il comando su Lisso, messi in mare scafi e parecchie piccole imbarcazioni si preparava a prenderle. Contemporaneamente trattava della loro resa e prometteva l'incolumità a chi si sarebbe arreso. Di queste, una nave aveva portato 220 uomini da una legione di reclute, l'altra poco meno di 200 da una legione veterana. Qui si potè imparare quanto nella fermezza d'animo vi sia di difesa per gli uomini. Le reclute infatti spaventate dalla moltitudine delle navi e stremati dal mare e dalla nausea, accettato il giuramento, che i nemici non avrebbe fatto loro niente di male, si consegnarono a Otacilio; tutti quelli, una volta condotti a lui, contro la sacralità del giuramento, vengono sanguinosissimamente uccisi davanti a lui. Al contrario i soldati della legione veterana, sebbene travagliati dalla tempesta e dal mal di mare, non giudicarono di dover in nulla allontanarsi dall'antico valore e fatto passare la prima nottata trattando le condizioni e nella simulazione della resa, inducono il timoniere a spingere la nave verso la terra. Quegli stessi, trovata una postazione terminano lì la restante parte della notte e quando fu giorno, dopo che da Otacilio furono inviati contro di loro i cavalieri, si difesero e, una volta uccisi parecchi di quelli, incolumi ripararono presso i nostri.
Versione tratta da: Cesare