L'imperatore Augusto banchettava regolarmente e volentieri come tutti gli altri Romani, e mai se non in piena regola, rifiutando qualunque altro liberto a cena, fuorchè Mena. Offriva cene di tre portate o al massimo di sei, e (vi) inframezzava declamatori, attori o anche triviali mimi provenienti dal circo. Qualunque viaggio facesse in lettiga, desiderava che fosse lento e a piccole tappe. Se poteva, preferiva navigare. Spesso trascurò le esercitazioni campestri dei cavalli e delle armi, e all'inizio si dette al gioco della palla e dell'elastico, poi viaggiava in carrozza e passeggiava, così da correre saltellando negli ultimi tratti. Per riposare l'animo ora pescava con l'amo, ora giocava a dadi o a pietruzze e noci con ragazzini compunti i quali, di aspetto e loquela amabile, faceva arrivare da ogni parte.

Versione tratta da: Svetonio