Quid ergo? Non religionem incutit mentibus, et quidem publice, sive deficere sol visus est, sive luna, cuius abscuratio frequentior est, aut parte, aut tota delituit? Longeque magis religionem incutiunt actae in transversum faces et caeli magna pars ardens et crinita sidera et plures solis orbes et stellae per diem visae subitique transcursus ignium multam post se lucem trahentium? Nihil horum sine timore miramur. Et cum nescire sit timendi causa, non est tanti scire, ne timeas? Quanto satius est causas inquirere, et quidem toto animo! Neque enim quicquam potest inveniri dignius illa re, cui homo se non tantum commodet, sed impendat.
Cosa dunque? Forse non pervade di sacro timore le menti, e invero a livello di masse, sia il fatto che il sole sembra venir meno o che la luna, il cui oscuramento accade più frequentemente, si nasconde parzialmente o del tutto? E ancor di più incutono timore superstizioso le meteore (i fuochi celesti che procedono obliquamente) e gran parte del cielo che arde e le stelle dalla lunga chioma (comete), molteplici dischi del sole, le stelle viste di giorno e gli improvvisi passaggi di fuochi che si trascinano dietro un'intensa luce. Tutti questi fenomeni li osserviamo in preda a sgomento. E posto che l'ignorare è motivo del timore, non vale la pena di conoscere per non temere? Quanto è preferibile ricercare le vere cause e con tutta la passione! Non si può trovare nulla che più di tale occupazione meriti che l'uomo non solo vi si applichi, ma vi si consacri