Ἐρρήθη μέν δῆλον ὅτι τούτων πλείω ὑπό τέ αὐτοῦ καί τῶν συναγορευόντων φίλων αὐτῷ. ἀλλ' ἐγώ οὐ τά πάντα εἰπεῖν τά ἐκ τῆς δίκης ἐσπούδασα, ἀλλ' ἤρκεσέ μοι δηλῶσαι ὅτι Σωκράτης τό μέν μήτε περί θεούς ἀσεβῆσαι μήτε περί ἀνθρώπους ἄδικος φανῆναι περί παντός ἐποιεῖτο ∙ τό δέ μή ἀποθανεῖν οὐκ ᾤετο λιπαρητέον εἶναι ἀλλά καί καιρόν ἤδη ἐνόμιζεν ἑαυτῷ τελευτᾶν. ὅτι δέ οὕτως ἐγίγνωσκε, καταδηλότερον ἐγένετο, ἐπειδή καί ἡ δίκη κατεψηφίσθη. πρῶτον μέν γάρ κελευόμενος ὑποτιμᾶσθαι οὔτε αὐτός ὑπετιμήσατο οὔτε τούς φίλους εἴασεν, ἀλλά καί ἔλεγεν ὅτι τό ὑποτιμᾶσθαι ὁμολογοῦντος εἴη ἀδικεῖν. ἔπειτα τῶν ἑταίρων ἐκκλέψαι βουλομένων αὐτόν οὐκ ἐφείπετο ἀλλά καί ἐπισκῶψαι ἐδόκει ἐρόμενος εἰ που εἰδεῖεν τι χωρίον ἔξω τῆς Ἀττικῆς ἔνθα οὐ προσβατόν θανάτῳ.
Molte altre cose, naturalmente, sono state dette da te e dagli amici che hanno parlato in suo favore. Ma io non mi preoccupo di riferire tutto quel che fu detto nel processo, ma mi basta dimostrare che Socrate da un lato si sforzava di non macchiarsi di empietà contro gli dèi e di non apparire ingiusto nei confronti degli uomini, dall'altro che non riteneva di dover supplicare di non morire, ma anzi credeva che per lui fosse ormai il momento opportuno per porre fine alla vita. E che fosse di questo avviso divenne ancora più evidente nel momento in cui fu votata la sua condanna. In primo luogo, quando fu invitato a proporre la propria pena, non lo fece e non permise agli amici di farlo, ma aggiunse che proporre una pena sarebbe stato l'atto di chi riconosceva di essere colpevole. Inoltre, quando i suoi amici decisero di farlo fuggire dal carcere, non li seguì, ma sembrò prendersi gioco di loro domandando se conoscessero, fuori dell'Attica, qualche luogo inaccessibile alla morte.