DIFESA DEGLI STRATEGHI ATENIESI VERSIONE DI GRECO di Senofonte
TRADUZIONE n. 1 La difesa degli strateghi ateniesi

gli ateniesi privarono della carica militare questi strateghi eccetto Canone; presso questo dimostrarono colpevole Adimanto e per terzo Filocle. Gli strateghi combattendo una battaglia navale, (poichè combattevano...)Protomaco e Aristoghene non partirono per Atene, invece tra coloro che tornavano in patria, c'erano pericle diomede lucio, aristocrate trasillo ed erasinide, archedemo essendosi posto prima a difesa degli ateniesi dichiarò davanti ai giudici di aver imposto a erasinide l'attacco. E pensò che (avrebbe impacciato erasinide davanti ai giudici). Gli strateghi dopo ciò temporeggiarono nel consiglio riguardo la battaglia e dell'intensità dell'inverno. (essi) pronunciarono ognuno la propria difesa e raccontarono le vicende, riferirono che stavano andando all'attacco con le loro navi, avevano ordinato il recupero dei naufraghi Teramene e Trasibulo e altri: e anche se c'era bisogno di colpevoli, essi non potevano che accusare coloro ai quali era stato dato l'ordine.

traduzione da altro libro

In patria gli Ateniesi privarono della carriera militare questi strateghi, eccetto Conone, oltre a cui elessero Adimanto e, come terzo, Filocle. Degli strateghi che avevano preso parte alla battaglia, non rientrarono ad Atene Protomaco e Aristogitone, ma appena tornarono gli altri sei - Pericle, Diomedonte, Lisia, Aristocrate, Trasillo ed Erasinide -, Archedemo, che era allora capo del partito democratico e addetto alla distribuzione dell’indennità di due oboli, inflisse un’ammenda a Erasinide e lo accusò in tribunale di aver trattenuto del denaro dell’Ellesponto che apparteneva al popolo; lo accusò inoltre per il suo comportamento in qualità di stratego. E il tribunale ne decretò l’arresto. Gli strateghi fecero poi in Consiglio una relazione sulla battaglia e sulla violenza della tempesta Quando Timocrate propose di arrestare anche tutti gli altri e deferirli all’Assemblea, il Consiglio li fece arrestare. Si riunì quindi l’Assemblea, in cui gli strateghi furono accusati, tra gli altri, in particolare da Teramene, poiché era giusto, sosteneva, che rendessero conto del motivo per cui non avevano raccolto i naufraghi. E per provare che non avevano nessuna scusa, mostrò una lettera che gli strateghi avevano inviato al Consiglio e all’Assemblea nella quale indicavano come unica causa la tempesta. Gli strateghi pronunciarono ognuno la propria difesa, molto breve perché non fu neppure concesso loro il tempo di parlare stabilito dalla legge, e narrarono i fatti. Riferirono che stavano andando all’attacco con le loro navi e avevano ordinato il recupero dei naufraghi a trierarchi esperti e che avevano già ricoperto la carica di strateghi - Teramene, Trasibulo e altri con le stesse qualità; 6 e se proprio si dovevano trovare dei responsabili, in questa vicenda, essi non potevano che accusare coloro ai quali era stato dato l’ordine. "E solo perché ci accusano" continuarono "non mentiremo dichiarando che sono loro i colpevoli, ma ribadiamo che è stata la violenza della tempesta a impedire il recupero dei naufraghi. " E a testimonianza di questo produssero gli ufficiali di rotta e molti altri che erano a bordo con loro. Con simili argomenti stavano già per convincere l’Assemblea; molti privati cittadini si alzavano, pronti a farsi garanti per loro, quando si decise di aggiornare il dibattito alla seduta successiva (era infatti ormai tardi e non si sarebbero potute distinguere le mani dei votanti) e inoltre che il Consiglio presentasse una proposta sulla procedura del giudizio.