Me perlongo intervallo prope memoriae temporumque nostrorum primum hominem novum consulem fecistis et eum locum quem nobilitas praesidiis fìrmatum atque omni ratione obvallutum tenebat, me duce rescidistis virtutique in posterum patere voluistis. Neque me tantummodo consulem, quod est ipsum per sese amplissimum, sed ita fecistis, quo modo pauci nobiles in hac civitate consules facti sunt, novus ante me nemo. Nam profecto, si recordari volueritis de novis hominibus, reperietis eos, qui sine repulsa consules facti sunt, diuturno labore atque aliqua occasione esse factos, cum multis annis post petissent quam praetores fuissent, aliquanto serius quam per aetatem ac leges liceret; qui autem anno suo, petierint
Dopo un tempo lunghissimo, oltre il ricordo del nostro tempo, avete eletto me, il primo homo novus (lett. uomo nuovo) console, e sotto la mia guida avete spezzato quella posizione che la nobiltà teneva salda e ben difesa in ogni modo e avete voluto che per il futuro essa fosse aperta alla virtù. E non solo mi avete eletto console, cosa di per sé molto onorifica, ma l’avete fatto in un modo in cui pochi nobili in questa città sono stati fatti consoli, nessun “homo novus” prima di me. Infatti senza dubbio, se voleste ricordare degli “uomini nuovi”, trovereste che quelli che sono stati eletti consoli senza ripulsa, lo sono stati fatti grazie a un quotidiano lavoro e in una certa occasione, dopo esser stati candidati molti anni dopo che erano stati pretori, alquanto più tardi di quanto fosse consentito sia per l’età che per le leggi; quelli poi che si erano candidati all’età richiesta, non furono fatti consoli