Ex suo regno sic Mithridates profugit, ut ex eodem Ponto Medea illa quondam profugisse dicitur, quam praedicant in fuga fratris sui membra in eis locis, qua se parens persequeretur, dissipavisse, ut eorum conlectio dispersa, maerorque patrius, celeritatem persequendi retardaret. Sic Mithridates fugiens maximam vim auri atque argenti pulcherrimarumque rerum omnium, quas et a maioribus acceperat et ipse bello superiore ex tota Asia direptas in suum regnum congesserat, in Ponto omnem reliquit. Haec dum nostri conligunt omnia diligentius, rex ipse e manibus effugit. Ita illum in persequendi studio maeror, hos laetitia tardavit. Hunc in illo timore et fuga Tigranes rex Armenius excepit, diffidentemque rebus suis confirmavit, et adflictum erexit, perditumque recreavit.

Mitridate partì dal suo regno, così come si dice sia un tempo fuggita, dallo stesso Ponto, Medea; si narra che Medea fuggendo seminò le membra del fratello nei luoghi in cui il padre la rincorreva, perché la raccolta delle membra disperse ed il dolore del padre rallentassero la velocità dell'inseguimento. Allo stesso modo Mitridate in fuga lasciò interamente nel Ponto una grandissima quantità d'oro e d'argento e di tutti gli splendidi oggetti che aveva ricevuto dagli antenati e che egli stesso, nella precedente guerra, aveva razziato in tutta l'Asia ed accumulato nel suo regno. Mentre i nostri soldati radunavano tutto questo con eccessivo zelo, il re stesso fuggì dalle loro mani. Così, mentre il dolore ritardò il padre di Medea nel suo inseguimento, fu la gioia a frenare i soldati romani. Fu Tigrane, re dell'Armenia, ad accogliere Mitridate in quella fuga da pavido, a rafforzare la fiducia nella sua condizione, a sollevarlo dal suo abbattimento e a dargli nuova vita mentre era in rovina.