Exstitit igitur iam senibus illis quos paulo ante diximus Isocrates, cuius domus cunctae Graeciae quasi ludus quidam patuit atque officina dicendi; magnus orator et perfectus magister, quamquam forensi luce caruit intraque parietes aluit eam gloriam, quam nemo meo quidem iudicio est postea consecutus. is et ipse scripsit multa praeclare et docuit alios; et cum cetera melius quam superiores, tum primus intellexit etiam in soluta oratione, dum versum effugeres, modum tamen et numerum quendam oportere servari. Ante hunc enim verborum quasi structura et quaedam ad numerum conclusio nulla erat; aut, si quando erat, non apparebat eam dedita opera esse quaesitam--quae forsitan laus sit --; verum tamen natura magis tum casuque nonnunquam, quam aut ratione aliqua aut ulla observatione fiebat Ipsa enim natura circumscriptione quadam verborum comprehendit concluditque sententiam, quae cum aptis constricta verbis est, cadit etiam plerumque numerose. nam et aures ipsae quid plenum, quid inane sit iudicant et spiritu quasi necessitate aliqua verborum comprensio terminatur; in quo non modo defici, sed etiam laborare turpe est.
Quando quelli, che abbiamo ricordato poco fa, erano ormai vecchi, fiorì dunque Isocrate, " la cui casa si aprì a tutta la Grecia quasi come una scuola e un laboratorio di eloquenza; grande oratore e perfetto maestro, sebbene gli mancasse la luce del foro, ed egli nutrisse nel chiuso della sua casa quella gloria che, a mio parere, nessuno è in seguito riu scito a conseguire. Costui scrisse di suo molti discorsi eccellenti, e insegnò ad altri a farlo; migliore per tutto il resto di quanti lo avevano preceduto, fu tra l'altro il primo a comprendere che anche nella prosa - purché si eviti di fare dei versi - è tuttavia necessario osservare un certo ritmo e una certa cadenza. Prima di lui infatti non vi era né quella che si potrebbe chiamare una strutturazione delle parole, né una chiusa ritmica delle frasi; o, se talvolta la si poteva trovare, non appariva ricercata di proposito - il che potrebbe forse essere un pregio; tuttavia spesso nasceva più da un istinto naturale e dal caso, che da un metodo scientifico o dal rispetto di un qualche principio. Infatti la natura stessa abbraccia e circoscrive con un certo giro di parole il pensiero; e quando questo è costretto entro parole ben concatenate, assume per lo più anche una cadenza ritmica. Giacché è l'orecchio stesso a distinguere i pieni e i vuoti, e l'estensione del periodo è limitata, per così dire necessariamente, dal respiro: farselo mancare, o anche solo mostrarsi affaticati, produce un pessimo effetto.