De tuo filio, vereor, ne, si nihil ad te scripserim, debitum eius virtuti videar testimonium non dedisse, sin autem omnia, quae sentio, perscripserim, ne refricem meis litteris desiderium ac dolorem tuum; sed tamen prudentissime facies, si illius pietatem, virtutem, industriam, ubicumque eris, tuam esse, tecum esse duces; nec enim minus nostra sunt, quae animo complectimur, quam quae oculis intuemur. Quamobrem et illius eximia virtus summusque in te amor magnae tibi consolationi debet esse et nos ceterique, qui te non ex fortuna, sed ex virtute tua pendimus semperque pendemus, et maxime animi tui conscientia, cum tibi nihil merito accidisse reputabis et illud adiunges, homines sapientes turpitudine, non casu, et delicto suo, non aliorum iniuria commoveri. Ego et memoria nostrae veteris amicitiae et virtute atque observantia filii tui monitus nullo loco deero neque ad consolandum neque ad levandam fortunam tuam: tu si quid ad me forte scripseris, perficiam, ne te frustra scripsisse arbitrere.

A propostio di tuo figlio, sono incerto sull'atteggiamento da tenere: da un lato, se non ti scrivessi nulla, temo di darti l'impressione di non attribuire alla sua virtù la testimonianza che si merita; dall'altro, invece, se ti scrivessi tutto ciò che penso, ho paura con la mia lettera di esarcebare la pena della tua separazione. Ma, comunque, ti comporterai nel modo più assennato se riterrai che la sua devozione filiale, la sua virtù, la sua operosità, appartengono a te e staranno con te in qualunque luogo ti troverai. Perché ciò che riusciamo a comprendere col cuore ci appartiene tanto quanto ciò che possiamo guardare con gli occhi. 5. Perciò le sue eccezionali qualità e il grandissimo affetto per te devono esserti motivo di grande consolazione, così come dobbiamo esserlo io e tutti gli altri tuoi amici, che ti giudicheremo sempre non per quello che hai ma per quello che vali; e come deve esserlo soprattutto la consapevolezza che hai di te stesso, nel momento in cui penserai che nulla ti è accaduto per una tua colpa, e quando a ciò aggiungerai la considerazione che gli uomini saggi possono essere abbattuti soltanto dal disonore, non dalla sfortuna, e da una colpa che hanno commesso veramente, non da una calunnia altrui.