P. Claudius, etiam per iocum deos irridens, cum cavea liberati pulli non pascerentur, mergi eos in aquam iussit, ut biberent, quoniam esse nollent. Qui risus, classe devincta, multas ipsi lacrimas, magnam populo Romano cladem attulit. Quid? Collega eius Iunius eodem bello nonne tempestate classem amisit, cum auspiciis non paruisset? Itaque Claudius a populo condemnatus est; Iunius necem sibi ipse conscivit. C. Flaminium Coelius religione neglecta cecidisse apud Trasumenum scribit magno cum rei publicae vulnere. Quorum exitio intellegi potest eorum imperiis rem publicam amplificatam qui religionibus paruissent. Et si conferre volumus nostra cum externis, ceteris rebus aut pares aut etiam inferiores reperiemur, religione, id est cultu deorum, multo superiores.
Publio Claudio, mentre si beffava, benché per gioco, degli dei, poiché i polli (sacri) liberati dalla gabbia non mangiavano, ordinò di immergerli nell'acqua affinché bevessero poiché non volevano mangiare (esse=edere). Questo scherno, dopo la disfatta della flotta, arrecò una grande sconfitta al popolo romano e a lui stesso molte lacrime. Che cosa? Non è forse vero che il suo collega Giunio perse la flotta in una tempesta durante quella medesima guerra, non avendo obbedito agli auspici? Pertanto Claudio fu condannato dal popolo; Giunio si diede da se stesso la morte. Celio scrive che Gaio Flaminio, poiché aveva trascurato i riti religiosi, cadde presso il Trasimeno con grave danno per lo Stato. Dalla rovina di costoro si può capire che lo Stato ha prosperato grazie all’autorità di coloro che avevano ubbidito ai doveri religiosi. E se vogliamo paragonare la storia (nostra) con (quella) degli stranieri verremo trovati in tutte le altre cose pari o anche inferiori; nella religiosità, cioè nel culto degli dei, molto superiori.