LA FAVOLA DI EROS E PSICHE
Versione di greco Apuleio
TRADUZIONE dal libro Alfa beta grammata - pag. 251 n. 41
TRADUZIONE
C'era una volta Psiche, fanciulla splendente di bellezza e grazia, da ogni parte infatti giungevano nella regione giovani pretendenti e alcuni degli indigeni la veneravano come una dea. Perciò Afrodite certamente indignata invia il figlio Eros a punirla, ma Eros era conquistato dalla grazia della fanciulla e la conduce in una mirabile casa. La Psiche trascorre una vita felice, ma il dio sta vicino alla ninfa solamente la notte; Una volta la fanciulla si sveglia durante la notte, per curiosità guarda di nascosto l'amante alla luce di una lampada, ma all'improvviso, una goccia d'olio cadeva dalla lampada sull'ala di Eros e il dio si svegliava e fuggiva. Afrodite desiderava di vendicarsi e spingeva (o costringeva) la fanciulla a lavori duri e gravosi. Tra le prove la dea ordinava di giungere nell'ade e di prendere da Persefore una boccetta (o scatoletta/vasetto ecc. ). E Psiche si lasciava persuadere dalla dea, ma per curiosità apriva la boccetta (meglio vasetto) e cadeva in un sonno profondo. Infine Ermew aveva pietà della panciulla infelice e domandava agli dei di giudicarla con benevolenza. Zeus certamente placava l'ira di Afrodite e risvegliava la fanciulla e la ''dona'' in sposa a Eros.