Utinam aliquando aut apud vos aut apud deos immortales rerum humanarum cura oriatur: ille qui nunc sceleribus suis ferox atque praeclarus est, omnibus malis excruciatus, impietatis in parentem nostrum, fratris mei necis mearumque miseriarum graves poenas reddat. Iam iam, frater animo meo carissime, quamquam tibi immaturo et unde minime decuit vita erepta est, tamen laetandum magis quam dolendum puto casum tuum. Non enim regnum, sed fugam, exilium, egestatem et omnes has quae me premunt aerumnas cum anima simul amisisti. At ego infelix, in tanta mala praecipitatus ex patrio regno, rerum humanarum spectaculum praebeo, incertus quid agam, tuasne iniurias persequar ipse auxilii egens, an regno consulam, cuius vitae necisque potestas ex opibus alienis pendet. Utinam emori fortunis meis honestus exitus esset, neu iure contemptus viderer, si defessus malis iniuriae concessissem! Nunc neque vivere libet neque mori licet sine dedecore.
Voglia il cielo che una buona volta o presso di voi o presso gli dèi immortali la preoccupazione delle cose umane si sollevi: quello che ora è feroce ed insigne per le sue scelleratezze, torturato con ogni male, restituisce le gravi pene dell'empietà verso il mio genitore della morte di mio fratello e delle mie miserie. Già, fratello molto caro al mio cuore, anche se la vita ti fu strappata prematuramente e nel momento meno opportuno, tuttavia penso che la tua situazione debba essere motivo di gioia più che di dolore. Tu infatti hai perduto insieme con l'anima non il regno, ma la fuga, l'esilio, l'indigenza e tutte quelle cose che mi opprimono le tribolazioni. Ma io infelice, dal regno dello zio paterno precipitato in tante disgrazie, offro lo spettacolo delle vicende umane, incerto su cosa debba fare, forse io stesso bisognoso d'aiuto dovrei rivendicare le tue ingiurie, o dovrei deliberare sul regno, il cui potere di vita e di morte dipende dalle forze altrui. Voglia il cielo che morire per le mie fortune fosse un esito onesto, o a ragione non sia visto disprezzato, se spossato dai mali mi concedessi all'offesa, ora né mi fa piacere vivere né è lecito morire senza disonore.
(By Maria D. )