Chabrias Athenis numquam moratus est diutus quam necesse fuit. Nam enim domi libenter erat, quia cives ei nimis invidebant. Itaque, cum ei licebat, plurimum a patria aberat. Neque vero solus ille Athenis aberat libenter, sed omnes fere principes civitatis fecerunt idem, quia sic ab invidia se afuturos esse putabant, se a conspectu suorum recessissent. Itaque Conon plurimum Cypri vixit, Iphicrates in Thracia, Timotheus Lesbi, Chares in Sugeo, quamvis in Attica potens et honoratus esset. Chabrias periit proelio navali apud Chium tali modo. Dum primus suadet in portum hostium intrare gubernatoremque iubet eo dirigere navem, ipse sibi perniciei fuit. Cum enim eo penetrasset, ceterae naves non sunt secutae et navis eius, rostro percussa, coepit sidere. Hinc cum refugere posset, maluit erire quam navem relinquere in qua advectus erat. Id ceteri facere noluerunt et nando in tutum pervenerunt
Cabria non si fermò mai ad Atene più a lungo di quanto (gli) fosse necessario. Infatti non stava a casa(in patria) volentieri, poiché i cittadini lo invidiavano troppo. E così, quando gli era lecito/consentito, distava dalla patria moltissimo. E in verità non solo egli stava lontano da Atene volentieri, ma quasi tutti i capi della città fecero lo stesso, poiché così pensavano che si sarebbero difesi dall'invidia, se si fossero allontanati dalla vista dei cittadini. E così Conone vinse al massimo grado a Cipro, Ificrate in Tracia, Timoteo a Lesbo, Care sul Sigeo, sebbene in Attica fosse potente e onorato. Cabria morì nel combattimento navale presso Chio in questo modo. Mentre per primo esorta ad entrare nel porto dei nemici e ordina al timoniere di dirigere lì la nave, egli stesso fu di rovina a lui. Infatti essendo penetrato lì le altri navi non (lo)seguirono e la sua nave, abbattuta da uno sperone, cominciò ad affondare. Benchè si era potuto allontanare da qui, preferì perire piuttosto che lasciare la nave sulla quale era giunto. Gli altri non vollero fare ciò e giunsero nuotando