Iudaei, cum Paulum in templo vidissent, omnem populum concitaverunt et iniecerunt ei manus, clamantes. Dum trahunt Paulum extra tempum, accurrit tribunus Romanorum cum militum manipulo, qui catenis duabus Paulum adligavit, interrrogans eum quis esset et quid fecisset. Cum nihil cognoscere posset prae tumultu, in castra eum duxit et fiagellis eum cecidit. Tum Paulus: "Hominem Romanum et indemnatum quomodo potes flagellare?". Cum hoc audivisset, tribunus, accedens as Paulum, ei dixit: "Tune civis Romanus es?" Et ille dixit: "CIvis Romanus sum!". Protinus tribunus discessit et eum illico liberavit.

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Verres inflammatus scelere et furore (verres) in forum venit; ardebant oculi, toto ex ore crudelitas eminebat. Exspectabant omnes quo tandem progressurus aut quidnam acturus esset, cum repente hominem proripi atque in foro medio nudari ac deligari et virgas expediri iubet. Clamabat ille miser se civem esse Romanum, municipem Consanum; meruisse cum L. Raecio, splendidissimo equite Romano, qui Panhormi negotiaretur, ex quo haec Verres scire posset. Tum iste, se comperisse eum speculandi causa in Siciliam a ducibus fugitivorum esse missum; cuius rei neque index neque vestigium aliquod neque suspicio cuiquam esset ulla; deinde iubet undique hominem vehementissime verberari. Caedebatur virgis in medio foro Messanae civis Romanus, iudices, cum interea nullus gemitus, nulla vox alia illius miseri inter dolorem crepitumque plagarum audiebatur nisi haec, 'Civis Romanus sum

I Giudei avendo visto Paolo nel tempio istigarono tutto il popolo contro di lui chiedendo la forza (la sua morte). Poi trascinarono Paolo fuori dal tempio. Arrivò un tribuno dei romani con un gruppo di soldati che legarono Paolo con doppie catene, mentre lo interrogavano (su) chi fosse e cosa facesse. Non potendo sentire (conoscere) nulla a causa del clamore ordinò (di portarlo) nell’accampamento e lo percosse con colpi di frusta. Allora Paolo (disse): “Puoi (sei autorizzato) a frustare in questo modo un cittadino romano non condannato?” Quando il tribuno udì ciò, avvicinandosi a Paolo gli disse: “Tu sei un cittadino romano?” ed egli disse: “(si) Sono un cittadino romano”: Immediatamente il tribuno abbandonò (la frusta) e subito lo liberò.

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Verre, nfiammato di scellerato furore (Verre) arrivò nel foro; gli occhi ardevano, la crudeltà traspariva da tutto il volto. Tutti erano in attesa (di capire) fino a che punto infine si sarebbe spinto o che cosa mai avrebbe fatto, quando all’improvviso ordina che l’uomo venga trascinato e denudato nel mezzo del foro e legato e (ordina) che si preparino le verghe. Quel misero continuava a gridare di essere un cittadino romano, cittadino del municipio di Cosa, di aver prestato servizio militare con Lucio Recio, illustrissimo cavaliere romano, che aveva affari a Palermo, dal quale (Verre) avrebbe potuto sapere queste cose. Allora questo (disse) di aver saputo che lui era stato mandato in Sicilia dai capi dei fuggitivi per spiare; della qualcosa nessuno aveva alcuna accusa ufficiale o una traccia o alcun sospetto; quindi ordina che l’uomo sia percosso assai violentemente da ogni parte. Veniva fustigato in mezzo alla piazza di Messina un cittadino romano, signori giudici, e mentre quell'infelice veniva straziato sotto i colpi scroscianti, non si udiva un gemito ne altro grido se non questo: «Sono un cittadino romano!».