Genus hoc est ex essedis pugnae. Primo bellatores per omnes partes perequitant et tela coniciunt atque ipso terrore equorum et strepitu rotarum hostium ordines perturbant. Postea, cum se inter equitum turmas insinuaverunt, ex essedis desiliunt et pedibus proeliantur. Aurigae interim paulum ex proelio excedunt atque ita currus haud procul collocant, ut, si bellatores a multitudine hostium premantur, expeditum ad suos receptum habeant. Ita mobilitatem equitum, stabilitatem peditum in proeliis praestant ac tantum usu cotidiano et exercitatione efficiunt, ut in declivi ac praecipiti loco incitatos equos sustinere et moderari ac flecteres et per temonem percurrere et in iugo insistere et inde se in currus citissime recipere consueverint.
Questo è il genere di combattimento dai carri. In un primo momento i guerrieri cavalcano per tutte le direzioni e gettano le armi da getto e sconvolgono le file dei nemici con lo stesso terrore dei cavalli e lo strepitio delle ruote. Poi, nel momento in cui s'insinuano tra gli squadroni dei cavalieri, scendono dai carri e combattono a piedi. Frattanto L'auriga si ritira un po' dalla battaglia e collocano i carri non lontano così, che, se i guerrieri sono pressati dalla moltitudine dei nemici, sono in grado di avere (hanno) una ritirata senza impaccio presso i loro. Così durante le battaglie garantiscono la mobilità dei cavalli, la stabilità dei fanti e grazie alla pratica quotidiana e all'esercitazione rendono tanto, da abituarsi a sostenere i cavalli imbizzarriti in un luogo in declino o in pendio a moderare a piegare a percorrere con il timone a reggersi sul giogo e da lì ritirarsi molto velocemente sui carri.
(By Maria D. )