Leo, qui silviae bestias crudelissime persequi solitus erat, gravissimo morbo affectus, ante specum suum recubabat. cum id cognovisset, omnes bestias, quae ab eo plurima mala passae erant, confisar inimicum suum brevi moriturum esse, maxime eius morbo gavisae sunt atque ad eum accurrerunt, ut ulciscerentur. iraque lupus dentibus leonem adortus est et ipse asinum inter ceteras bestias quae leonem morientem aggrediebantur, ungulis eum percussit. cum solus equus a rege animalium adoriendo adhorreret, asinus: "cure, inquit, mala, qua passus es,ulcisci cunctaris? reminiscere matrem tuam istius morsibus mortuam esse!" at equus :"non sum ego similis vobis inimicum aggredientibus, qui se defendere non potest. me ignavum ipse putarem, si exemplum vestrum sequerer"
Un leone, che era solito perseguitare con estrema crudeltà gli animali del bosco, affetto da una gravissima malattia, stava sdraiato davanti alla sua tana. Quando seppero ciò, tutte le bestie, che da lui avevano avuto molti guai, confidando che in breve tempo il loro nemico sarebbe morto, furono contentissime della sua malattia ed accorsero da lui per vendicarsi. E così il lupo aggredì il leone con le zanne e perfino l'asino, fra le altre bestie che erano state aggredite dal leone morente, lo colpì con gli zoccoli. Dato che solo il cavallo non osava attaccare il re degli animali, l'asino: "Perché - disse - esiti a vendicare i mali che hai patito? Ricorda che tua madre è stata uccisa dai morsi di costui!". Ma il cavallo: "Io non sono simile a voi che aggredite un nemico che non può difendersi. Mi considererei vile da solo, se seguissi il vostro esempio".