Horatius postquam occidit fratres Albanos, superbus tanta victoria, Romam remeavit, onustus trigeminis spoliis. Soror eius autem, desponsa uni ex Curiatiis, cum super jmeros fratris paludamentum sponsi sui vidit, solvit crines et flebiter nomen sponsi appellabat. Sed Horatius, ferus iuvenis, lamentationem sororis male toleravit; itaque ante Romanorum oculos puellam gladio transfixit. Patres plebsque inhumanum sed iustum iudicavērunt facĭnus, quoniam vir, tanta virtute dignus, offensus erat. Tamen Horatius in ius raptus est et apus regem condamnatus est. Iam lictor accessĕrat et laqueum iniciebat, cum Horatius ad populum provocavit. Interea pater iuvenis proclamabat: "Iure filia mea caesa est, quod mortem hostis deflevit. " Non toleravit populus patris lacrimas iuvenemque absolvit admiratione virtutis eius, non iure causae.

Orazio dopo che uccise i fratelli Albani, superbo di tanta vittoria tornò a roma, carico delle spoglie dei trigemini. Sua sorella tuttavia, promessa in sposa ad uno dei curiazi, quando vide sopra le spalle del fratello il mantello del suo sposo, sciolse i capelli e chiamava flebilmente il nome del suo sposo. Ma Orazio, giovane feroce, tollerò male la lamentela della sorella, e così davanti agli occhi dei romani trafisse con la spada la fanciulla. I senatori e la plebe giudicarono inumano ma giusto il delitto perché l'uomo, degno di tanta virtù, era stato offeso. Tuttavia Orazio, venne preso in diritto e condannato presso il re. Già il littore era avanzato e gettava una trappola quando Orazio si rivolse al popolo. Intanto il padre del giovane proclamava: giustamente è cieca mia figlia perché pianse la morte del nemico. Non tollerò il popolo le lacrime del padre e assolse il giovane per l'ammirazione della sua virtù non per il diritto di causa.