mminebat dies, quo Maxentius imperium ceperat, qui est ad sextum kalendas novembris: et quinquennalia terminabantur. Commonitus est in quiete Constantinus, ut coeleste signum Dei notaret in scutis, atque ita praelium committeret. Fecit ut jussus est, et transversa X littera, summo capite circumflexo, Christum in scutis notat. Quo signo armatus exercitus capit ferrum. Procedit hostis obviam sine imperatore, pontemque transgreditur. Acies pari fronte concurrit. Summa vi utrinque pugnatur. Neque his fuga nota, neque illis. Fit in urbe seditio et dux increpitatur velut desertor salutis publicae. Tumque repente populus (Circenses enim natali suo edebat), voce sub clamat Constantinum vinci non posse. Qua voce consternatus proripit se, ac vocatis quibusdam Senatoribus libros Sibyllinos inspici jubet, in quibus repertum est, illo die hostem Romanorum esse periturum. Quo responso in spem victoriae inductus procedit. In aciem venit. Pons a tergo ejus scinditur. Eo viso, pugna crudescit, et manus Dei supererat aciei, Maxentianus proterretur; ipse in fugam versus properat ad pontem, qui interruptus erat, ac multitudine fugientium pressus, in Tiberim deturbatur.

Si avvicinava il giorno in cui Massenzio aveva ottenuto l’impero che è il sei delle kalende di novembre: e i cinque anni si concludevano. Costantino fu avvertito durante il sonno, così marchiasse sugli scudi il celeste segno di Dio, e che attaccasse battaglia. Fece come era stato ordinato, e iscrive sugli scudi Cristo, una X attraversata da un lettera, con una curva in cima. L’esercito armato con questo segno prende le armi. Va incontro ai nemici senza l’imperatore, passa oltre il ponte. L’esercito schierato si scontra con uguale fronte di battaglia, con grande violenza si combatte da entrambe le parti. Né di questi nota la fuga, né di quelli. A Roma avviene una sedizione e il duce viene schernito come disertore della salvezza pubblica. E allora il popolo subito (rappresentava i giochi Circensi del suo giorno natale) sottovoce grida, che Costantino non può essere vinto. E costernato da quel grido si precipita fuori, e convocati alcuni Senatori, ordina che si consultino i libri Sibillini, in cui si rilevò, in quel celebre giorno sarebbe morto il nemico dei Romani, spinto da questo oracolo verso la speranza della vittoria avanza. Giunge al campo di battaglia, fa tagliare il ponte alle sue spalle, a quella vista la battaglia s’inasprisce, e la mano di Dio aveva prevalso sullo schieramento, Massenzio si atterrisce; egli stesso si volge in fuga verso il ponte, che aveva fatto tagliare, e pressato dalla folla di quelli che fuggivano, viene gettato giù nel Tevere.