Demosthenes, qui olim hominem capitis accusatum defendebat, cum videret iudices parum attentos, callidum artificium adhibuit: «Paulisper», mquit, «mihi aures praebete, iudices; rem vobis novam atque iucundam narrabo». Tum illi aures arrexerunt. «Adulescens olim conduxit asinum, ut in itinere sibi auxilium daret. Aestus ninnus erat, neque arbores erant, quae umbram praeberent. Quare, depositis clitellis, adulescens sub asino consedit, ut eius umbra tegeretur. Id agaso vetabat, clamans se asinum locavisse, non asini umbram. Alter e contrario contendebat; tandem causam ante iudicem agunt». Haec cum dixisset Demosthenes, ubi iudices diligenter vidit auscultantes, discedere simulavit. Tum illum revocant iudices et rogant ut reliquam fabulam enarret. «Cur», tum inquit, «de asini umbra futilem fabulam audire cupitis, causam gravissimam non auditis?».

Demostene, che una volta difendeva un uomo accusato di delitto capitale, vedendo che i giudici erano poco attenti, utilizzò un astuto artificio disse: "prestatemi le orecchie a poco a poco, giudici; vi racconterò una cosa nuova e piacevole". Allora quelli drizzarono le orecchie. "una volta un adolescente condusse un asino, affinché lo sostenesse durante il viaggio. C'era un caldo eccessivo, e non c'erano alberi, per offrirgli l'ombra. Per tale ragione, depose la soma, il giovane si sedette sotto l'asino, per essere riparato con la sua ombra. Un asinaio vietava ciò, gridando che aveva collocato l'asino, no l'ombra dell'asino. Uno di contro ribatteva; alla fine portarono la causa davanti al giudice". Demostene avendo detto queste cose, non appena vide i giudici che lo ascoltavano attentamente, fece finta di allontanarsi. Allora i giudici lo richiamarono e gli chiesero di narrare la fine della favola (la restante favola). Allora disse: "perché desiderate udire la favola futile sull'ombra dell'asino, non udite la causa gravissima ?".
(By Maria D. )