Senex avarus vix sibi credens Euclio domi suae defossam multis cum opibus aulam invenit, rursumque penitus conditam exsanguis amens servat. Eius filiam Lyconides vitiarat. Interea senex Megadorus a sorore suasus ducere uxorem avari gnatam deposcit sibi. Durus senex vix promittit atque aulae timens domo sublatam variis abstrudit locis. Insidias servos facit huius Lyconidis qui virginem vitiarat; atque ipse obsecrat avonculum Megadorum sibimet cedere uxorem amanti. Per dolum mox Euclio cum perdidisset aulam, insperato invenit laetusque natam conlocat Lyconidi.

Euclione, un vecchio avaro, a stento credendo ai suoi occhi, ha trovato una pentola con un grande tesoro, la quale era stata seppellita in casa sua. Egli stesso di nuovo la sotterra, e profondamente, e su di essa veglia quasi folle per l'ansia. La figlia del vecchio viene violata dal giovane Liconide. Nel frattempo il vecchio Megadoro, che la sorella ha indotto a prender moglie, chiede in sposa la ragazza. Il vecchio testardo concede a gran fatica il suo consenso e intanto, nel timore che la pentola gli venga rubata, la porta fuori di casa e la nasconde via via in luoghi diversi. Lo spia e lo sorprende uno schiavo di Liconide, il seduttore della ragazza. Lo stesso Liconide convince lo zio Megadoro a concedergli la giovane, di cui è innamorato. Euclione, che a tradimento era stato privato della pentola, insperatamente la ritrova e, tutto contento, concede la figlia a Liconide.