Gloria vero aut unde oriatur aut quomodo se ostendat aut qua ratione debeat comparari, videre debent hi, quorum in contemplandis eiusmodi rebus tempus teritur. Ego in hoc opere contentus tribuere factis auctores et auctoribus facta sua, quanta cupiditas gloriae esse soleat propriis exemplis demonstrare conabor. Superior Africanus Enni poetae effigiem in monumentis Corneliae gentis conlocari voluit, quod ingenio eius opera sua inlustrata (esse) iudicaret, non quidem ignarus, quamdiu Romanum imperium floreret et Africa Italiae pedibus esset subiecta, earum rerum gestarum exstingui memoriam non posse; tamen magni aestimavit litterarum quoque lumen illis accedere. Similiter honoratus exstitit animus erga poetam Accium Decimi Bruti, suis temporibus clari ducis, cuius versibus templorum aditus, quae ex manubiis consecraverat, adornavit.
Questi, il cui tempo si consuma nel contemplare cose di tal genere, dovrebbero sondare, in verità sia la gloria da dove scaturisca sia in che modo si ostenta sia per quale ragione debba essere procurata. Io soddisfatto nell'attribuire in quest'onere gli autori ai fatti e i propri fatti agli autori, mi sforzerò di dimostrare quanto desiderio di gloria è solito esserci nei primi esempi. L'Africano Superiore volle che l'immagine del poeta Ennio fosse collocata nei monumenti della gens Cornelia, perché ritenne che con il suo ingegno le sue opere fossero messe in luce, in realtà non fu ignaro, di quanto a lungo l'impero romano fiorì e di quanto a lungo l'Africa fu sottomessa ai piedi dell'Italia, che la memoria di queste imprese non poteva estinguersi; tuttavia stimò di gran valore anche accostare quelli al lume delle lettere. Similmente un animo onorato appare verso il poeta Accio di Decimo Bruto, ai suoi tempi famoso condottiero, con i cui versi adornò gli ingressi dei templi, che aveva consacrato grazie al bottino.
(By Maria D. )
Versione tratta da Valerio Massimo