Interposito brevi temporis spatio, cum non posset puella ulla ratione vulnus amoris tolerare, in multam infirmitatem incidit et iacuit diu in thoro. Rex, sollicitus de filiae valetudine, saepe rogabat eam: «Dulcis nata («figlia»), cur pateris? Dic mihi quid tibi facere possim». Denique puella se ad pedes patris prostravit et ausa est dicere: «Pater carissime, quia cupis causam infirmitatis meae cognoscere, ego amo et cupio coniugem magistrum meum Apollonium; cui si me nuptum non dederis perdes filiam!». Et cum rex filiae non posset tolerare lacrimas, erexit eam et alloquitur dicens: «Ducis nata, noli de hac re anxia esse, quia talem coniugem elegisti quem ego, ex quo vidi, tibi coniungere optavi. Tibi vere consentio». Tum vocantur amici, vocantur omnium vicinarum urbium reges, viri magni et nobiles, quibus convocatis, rex dixit: «Amici, scitote filiam meam cupere Tirio Apollonio nubere. Peto ut omnibus sit laetitia, quia filia mea sponsum elegit iuvenem quendam nobilissimum ac pulcherrimum». Sic locutus diem nuptiarum indicere non dubitavit et omnia praecepit. Dies supervenit nuptiarum: celebrantur nuptiae regio more. Gaudet tota civitas illis splendidis nuptiis. Peracta laetitia, amor quam maximus manet inter coniuges, mirus affectus. [__] Tradunt Apollonium cum sua coniuge vixisse annos LXXIV et obtinuisse regnum Tyri et Cyrenis et quietam atque felicem vitam egisse, denique eos, peractis his annis, in pace defunctos esse.

Trascorso un breve lasso di tempo, non riuscendo la fanciulla in alcun modo a sopportare la ferita d'amore, cadde in una grave infermità ed era distesa a lungo sul materasso. Il re, preoccupato per la salute della figlia, le chiedeva spesso: "dolce figlia, perché soffri? Dimmi cosa posso fare". Alla fine la fanciulla si prostrò ai piedi del padre e osò dire: "padre carissimo, perché desideri conoscere il motivo della mia infermità, io amo e desidero come sposo il mio maestro Apollonio; se non me l'avrai dato in sposo perderai la figlia". E il re non potendo tollerare le lacrime della figlia, la fece alzare e parlò dicendo: "dolce figlia, non devi essere preoccupata per questa cosa, perché tu hai scelto un tale marito che io, dal momento in cui l'ho visto, ho desiderato congiungere a te. Sono d'accordo con te". Allora furono chiamati gli amici, i re di tutte le città vicine gli uomini nobili ed importanti, convocatili, il re disse: "amici, saprete che mia figlia desidera sposare Tirio Apollonio. Chiedo che ci sia gioia per tutti, perché mia figlia ha designato come sposo un giovane nobilissimo e bellissimo". Parlando così non esitò a indire il giorno delle nozze e preparò anticipatamente ogni cosa. Sopraggiunse il giorno delle nozze: le nozze vennero celebrate secondo il costume regale. Tutta la città gioì per quelle splendide nozze. Terminata la gioia, l'amore, rimase quanto più elevatissimo tra i giovani, un ammirevole affetto. raccontano che Apollonio con sua moglie vissero 79 anni e ottennero il regno di Tiro e e Cirene e trascorsero una serena e tranquilla vita, alla fine, terminati questi anni, vennero seppelliti in pace.
(By Maria D. )