Neque enim est ulla fortitudo, quae rationis est expers. 'Contemnendae res humanae sunt, neglegenda mors est, patibiles et dolores et labores putandi'. Haec cum constituta sunt iudicio atque sententia, tum est robusta illa et stabilis fortitudo, nisi forte, quae uehementer acriter animose fiunt iracunde fieri suspicamur. Mihi ne Scipio quidem ille pontufex maxumus, qui hoc Stoicorum uerum esse declarauit, numquam privatum esse sapientem, iratus uidetur fuisse Ti. Graccho tum, cum consulem languentem reliquit atque ipse priuatus, ut si consul esset, qui rem publicam saluam esse uellent, se sequi iussit. Nescio ecquid ipsi nos fortiter in re p fecerimus: si quid fecimus, certe irati non fecimus. An est quicquam similius insaniae quam ira? quam bene Ennius 'initium' dixit 'insaniae. ' Color, uox, oculi, spiritus, inpotentia dictorum ac factorum quam partem habent sanitatis? Quid Achille Homerico foedius, quid Agamemnone in iurgio? Nam Aiacem quidem ira ad furorem mortemque perduxit. Non igitur desiderat fortitudo aduocatam iracundiam; satis est instructa parata armata per sese
Traduzione
Perchè infatti il coraggio non esiste quando manca la ragione. Bisogna disprezzare le ambizioni umane, non curarsi della morte, essere convinti che le sofferenze e le pene sono cose da potersi sopportare: una volta che questi principi si siano bene stabiliti nel nostro spirito, allora compare il coraggio nella sua forma vigorosa e solida - a meno di non voler vedere un effetto dell'irascibilità negli atti di energia, di vigore, di ardimento. Per me neanche Scipione - il grande pontefice massimo, colui che dimostrò la verità del principio stoico secondo cui il saggio non è mai semplice cittadino - era in collera contro Tiberio Gracco, quando abbandonò un console troppo fiacco, e sostituendo lui, un privato cittadino, il console nella sua funzione, ordinò che lo seguissero quanti volevano la salvezza dello Stato. Non so se anche io, nel corso della mia attività politica, ho dato qualche prova di coraggio: ma se qualche cosa ho fatto, certo non ho agito in preda all'ira. Non c'è cosa che più della collera si avvicini alla pazzia: e appunto «principio della pazzia » la definì giustamente Ennio. In uno che è in collera, il colorito, la voce, gli occhi, il respiro, l'incapacità di contenersi nelle parole e negli atti, che cosa hanno di sano? E che c'è di più volgare dell'Achille omerico e di Agamennone quando litigano tra di loro? Non dico niente di Aiace, che dalla collera fu portato alla follia e alla morte. Il coraggio non ha bisogno dell'aiuto dell'ira: è già da sé abbastanza provveduto, premunito e fornito d'armi