Chion et Leonides, nobilissimi iuvenes, tanta ira ardebant ad Clearchi facinora ut in necem tyranni conspirarent ut patriam liberarent. Erant hi discipuli Platonis philosophi, qui virtutem, ad quam cotidie perfectis praeceptis magistri erudiebantur, patriae exhibere cupientes, plurimos cognatos in insidiis locaverunt. Ipsi. iurgium quoddam simulantes, ad tyrannum in arcem contenderunt et, iure familiaritatis, admissi sunt; dum tyrannus alterum, priorem dicentem, intentus audit, ab altero obtruncatus est. Sed et ipsi, cum socii tardius subvenirent, a satellitibus obruti sunt. Itaque tyrannus occisus est, sed patria non liberata(est); nam frater Clearchi, Satyrus, eadem via tyrannidem invasit, multosque annos Heraclea tyrannorum regnum, per successiones, fuit.

Chione e Leonide, giovani assai ardevano di così tanto livore contro i misfatti di Clearco peccati che conspirarono la morte del tiranno per liberare la patria. Erano questi discepoli del filosofo Pplatone, che ogi giorno venivano eruditi dai precetti validissimi del maestro, desiderando sostenere la patria, misero in pericolo moltissimi (dei loro) congiunti. Loro stessi, effettivamente, mentre simulavano un diverbio, si diressero verso il tiranno nella fortezza e, (dove) furono ammessi per diritto di famiglia; mentre il turanno (lett. ascoltò) ascoltava intento uno dei due che stava parlando per primo, fu massacrato dall'altro. Ma anche loro stessi, poiché i compagni (gli alleati) arrivarono troppo tardi, furono uccisi dalle sentinelle. Quindi il tiranno ma la patria non fu liberata, infatti il fratello di Clearco, Satiro intrprese la tirannide con la stessa maniera e per molti anni ad Eraclea c fu per successione il dispotismo dei tiranni