Iacet Catilina nunc prostratus, Quirites, et se perculsum atque abiectum esse sentit et retorquet oculos saepe ad hanc urbem, quae e suis faucibus erepta est, et luget. Quae autem laetatur quod tantam pestem evomuit forasque proiecit. Ac si quis est talis, qui me vehementer accuset, quod tam capitalem hostem non comprehenderim (traduci con il congiuntivo), non est ista mea culpa, Quirites, sed temporum. Interfectum esse Catilinam et gravissimo supplicio adfectum iam pridem oportebat, idque a me et mos maiorum et huius imperii severitas et res publica postulabant. Sed quam multos fuisse putatis, qui non crederent quae ego deferrem (traduci con il congiuntivo), quam multos, qui etiam defenderent, quam multos, qui faverent! Ac si, illo sublato, depelli a vobis omne periculum iudicarem, iam pridem ego Catilinam non modo invidiae meae, verum vitae periculo sustulissem. (da Cicerone)
Catilina ora giace prostrato, Quiriti, e si rende conto di essere stato abbattuto e gettato a terra e contorce gli occhi spesso verso questa città, che è stata sottratta dalle sue fauci, e piange. Questa dovrebbe rallegrarsi perché ha vomitato e gettato fuori una peste tanto grande. E se qualcuno è tale, da accusarmi fortemente, per il fatto che non abbia catturato un nemico così capitale questa cosa non è colpa mia, Quiriti, ma delle circostanze. Occorreva che Catilina venisse ucciso e venisse punito già da tempo con un pesantissimo supplizio, e il costume degli antenati la severità dell'impero e lo stato me lo richiedevano. Ma pensate a quanti molti ci sarebbero stati, che non avessero creduto a quelle cose che io avrei denunciato quanti molti ci sarebbero stati, che lo avessero anche difeso, quanti molti ci sarebbero stati, che lo avessero favorito! E se, sollevato quello, avrei pensato che fosse stato sottratto da voi ogni pericolo, già da tempo avrei portato via Catilina non solo a rischio della mia invidia, ma anche della vita.
(By Maria D. )
Versione tratta da Cicerone