Olim homines ab immortalibus ignem petebant neque in perpetuum vividas flammas servare sciebant; postea Prometheus, lapeti filius, ignem in ferula gessit in terras et homines monuit ut illum cinere obrutom servarent. Ob hanc rem accidit ut Iuppiter irasceretur, itaque statuit ut hominem gravi poena afficeret. Tum Mercurius, lovis iussu, deligavit Prometheum in monte Caucaso ad saxum clavis ferreis; deinde deorum nuntius providit ut aquila miseri viri iecur continenter exesset. Supplicium enim atrox diuturnumque erat: rapax quantum iecoris die ederat, tantum nocte crescebat. Tandem, post triginta milia annorum, istam crudelem aquilam Hercules interfecit ut Prometheus in perpetuum liberaretur.

Un tempo gli uomini chiedevano il fuoco agli (dei) immortali, e tuttavia non erano in grado di mantenere accese ininterrottamente le fiamme; in seguito Prometeo, figlio di Giapeto, portò il fuoco sulla terra dentro una canna, e suggerì agli uomini di conservarlo coperto di cenere. Per questo fatto accadde che Giove si adirasse e di conseguenza stabilì di punire l'uomo con una punizione molto severa. Allora Mercurio, su ordine di Giove, lo legò a una roccia sul monte Caucaso con catene di ferro; poi il messaggero degli dei predispose che un'aquila divorasse continuamente il fegato dell'uomo sventurato. Infatti l'atroce punizione era duratura: quanto fegato il rapace divorava durante il giorno, altrettanto cresceva di notte. Infine, dopo trentamila anni, Ercole uccise questa crudele aquila al fine di liberare per sempre Prometeo.