Nonne stultissimus tibi videtur qui existimat lucernae peius esse cum exstincta est quam antequam accenditur? Nos quoque et exstinguimur et accendimur: medio illo tempore aliquid patimur, utrimque vero alta securitas est. In hoc enim, mi Lucili, nisi fallor, erramus, quod iudicamus mortem sequi, cum illa et praecesserit et secutura sit. Quidquid ante nos fuit, mors est. s et eiusmodi exhortationibus alloqui me non desii; deinde paulatim suspirium illud, quod esse iam anhelitus coeperat, intervalla maiora fecit et retardatum est. At remansit; sentio haesitationem quandam eius et moram. Hoc tibi de me recipe: non trepidabo ad extrema, iam praeparatus sum, nihil cogito de die toto. Illum tu lauda et imitare quem non piget mori, cum iuvet vivere: quae est enim virtus, cum eiciaris, exire? Et ideo numquam eicitur sapiens quia eici est inde expelli unde invitus recedas: nihil invitus facit sapiens; necessitatem effugit, quia vult quod ipsa coactura est.
Non è forse vero che ti sembra molto stolto colui che pensa che per una lucerna è peggio quando si spegne rispetto a prima che viene accesa? Anche noi siamo estinti e accesi: durante quel tempo di transizione sopportiamo qualcosa, ma prima e dopo la sicurezza è profonda. In questo infatti, mio Lucilio, se non sono tratto in inganno, sbagliamo, per il fatto che giudichiamo che la morte viene dietro, mentre quella precede e sta per incalzare. Qualunque cosa vi fu prima di noi, è la morte. E non ho smesso di parlare in merito alle esortazioni di tal genere; poi gradatamente quel sospiro, che aveva iniziato ad essere già grosso, fece intervalli maggiori e rallentò. Ma rimase; sento una certa esitazione e indugio di questo. Ricevi per te questo da me: non trepiderò di fronte agli ultimi tempi, ormai sono preparato, non penso nulla durante l'intero giorno. E tu elogia quello e imita colui che non prova dispiacere di morire, giovando (favorendo) il vivere: che virtù è uscire, essendo gettato via? E perciò il sapiente non è mai gettato via perché l'essere cacciato significa essere respinto da quel luogo donde ti allontani malvolentieri: il saggio non fa nulla malvolentieri; evita la necessità, perché vuole ciò che questa stessa è sul punto di disporre.
(by Maria D.)
Versione tratta da Seneca