Amicos vacuos, quantum fieri poterit, a cupiditatibus eligemus: serpunt enim vitia et in proximum quemque transiliunt et contactu nocent. Itaque, ut in pestilentia curandum est, ne correptis iam corporibus et morbo flagrantibus adsideamus, quia pericula trahemus adflatuque ipso laborabimus, ita in amicorum legendis ingeniis dabimus operam, ut quam minime inquinatos adsumamus: initium morbi est aegris sana miscere. Nec hoc praeceperim tibi, ut neminem nisi sapientem sequaris aut adtrahas: ubi enim istum invenies, quem tot saeculis quaerimus? Pro optimo est minime malus. Praecipue tamen vitentur tristes et omnia deplorantes, quibus nulla non causa in querellas placet. Constet illi licet fides et benevolentia, tranquillitati tamen inimicus est comes perturbatus et omnia gemens.

Sceglieremo, per quanto sia possibile, amici liberi dai desideri: serpeggiano infatti vizi e saltano su ciascuno più vicino e dal contatto ne sono danneggiati. Pertanto, come in una pestilenza bisogna preoccuparsi, di non sedersi accanto ai corpi già contaminati e brucianti di malattia, perché trarremo pericoli e saremo fiaccati dallo stesso respiro, così nello scegliere gli ingegni degli amici c'impegneremo, ad assumere quelli meno corrotti possibile: l'inizio della malattia è mescolare le cose sane con quelle contaminate. A tal proposito non ti avrei avvertito, di non seguire o attrarre nessuno se non un sapiente: dove infatti incontrerai colui, che cerchiamo per tanti secoli? Il cattivo è minimamente per l'ottimo. Tuttavia siano particolarmente evitati i tristi e coloro che deplorano ogni cosa, ai quali ogni motivazione sembra giusta per le lamentele.  Anche se sussisterebbe in lui la fiducia e la benevolenza, tuttavia è nemico della tranquillità un compagno perturbato che si lamenta per ogni cosa.
(By Maria D.)

Versione tratta da Seneca