LAMENTELE DEI MACEDONI PRESSO ALESSANDRO
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
Inizio: ''Τοῖς Μακεδόσι δυσθυμία ἦν καὶ δέος''.
Fine: '' ... δωρησάμενος μεγαλοπρεπῶς''.
TRADUZIONE
I Macedoni si rattristarono e temettero che il re facesse minor conto di loro. Perciò, quando volle mandare verso la costa ed il mare quanti di loro erano deboli e feriti, risposero che si trattava di un insulto e di un'offesa, perché, dopo essersi servito di quegli uomini per tutto ciò che avevano voluto fare, ora li respingeva lontano da sé ed in modo ingiurioso, rimandandoli ai loro paesi e presso i loro genitori. Chiesero di essere congedati tutti e vollero che dichiarasse che tutti i Macedoni inservibili. Alessandro fu indignato dinanzi a simili discorsi; acceso d'ira, li avvilì in molti modi, tolse loro il servizio di vigilanza intorno alla sua persona, o lo affidò ai Persiani; con questi costituì il reparto delle guardie del corpo e dei mazzieri. I Macedoni si sentirono umiliati. Alla fine capirono tra di loro di aver sbagliato e si recarono a piedi, senz'armi, con la sola tunica indosso, davanti alla tenda del re. Si rimisero alla sua corte in mezzo a gemiti e lamenti. Alessandro si sentì subito intenerire, ma non li ricevette. Essi non si ritirarono per ciò: rimasero per due giorni e due notti fermi davanti all'ingresso, lamentandosi ed invocando il loro signore. Al terzo giorno Alessandro uscì dalla tenda, ed al vedere i suoi uomini ridotti in uno stato pessimo e molto umiliati, pianse a lungo, poi li rimproverò misuratamente e rivolse loro alcune parole affettuose. Congedò coloro che erano inservibili alla guerra, dando a ciascuno di loro doni cospicui.