Oportet sine querella mortalitati nostrae tributa pendere. Nihil mirandum est earum rerum, quas natura disposuit, ad quas nos nati sumus: nam nulli querenda sunt quae paria sunt omnibus mortalibus. Hiems frigora adduxerit: algendum erit. Aestas calores effert: aestuandum est. Intemperies caeli valetudinem nostram temptant: aegrotandum est. Hanc rerum condicionem utinam mutare possemus! Hoc verum possumus: magnum sumere animum et naturae consentire. Natura enim regnum suum mutationibus temperat: nubilo serena succedunt, noctem dies sequitur. Ad hanc legem animum nostrum aptandum esse quis negaverit? Hanc legem ergo sequamur, huic legi pareamus nec obiurgare naturam velıˉmus: malum militem dixerim eum qui imperatorem gemens sequatur. Quare impigri atque alacres naturae imperia excipiamus nec deseramus hunc providentiae divinae cursum.
Bisogna pagare i tributi senza lagnarsi della nostra condizione mortale. E non bisogna meravigliarsi di quei vincoli che la natura ha regolato, per i quali noi siamo nati: infatti nessuno deve lagnarsi di quelle cose che sono comuni a tutti i mortali. L'inverno porterà il freddo: si dovrà tollerare il freddo. L'estate porta il caldo: si deve sopportare il caldo. Le intemperie del cielo mettono alla prova la nostra salute: bisogna ammalarsi. Magari potessimo mutare questa condizione! Ma in vero possiamo fare questa cosa: dimostrare una grande forza d'animo e non ribellarci alla natura. Essa infatti limita il suo potere con i mutamenti: al tempo nuvoloso segue quello sereno, alla notte segue il giorno. Chi potrebbe negare che il nostro animo deve adattarsi a questa legge? Atteniamoci, dunque ad essa, obbediamole e non ci sia in noi la volontà di criticare la natura: definirei un cattivo soldato quello che segue il comandante lagnandosi. Perciò accettiamo senza esitazione e di buon grado le imposizioni (gli ordini) della natura e non tentiamo di allontanarci da questo percorso disposto dalla divina provvidenza.