Iam docebo quemadmodum intellegas te non esse sapientem. Sapiens ille plenus est gaudio, hilaris et placidus, inconcussus; cum dis ex pari vivit. Nunc ipse te consule: si numquam maestus es, nulla spes animum tuum futuri exspectatione sollicitat, si per dies noctesque par et aequalis animi tenor erecti et placentis sibi est, pervenisti ad humani boni summam; sed si appetis voluptates et undique et cmnes, scito tantum tibi ex sapientia quantum ex gaudio deesse. Ad hoc cupis pervenire, sed erras, qui inter divitias illuc venturum esse te speras, inter honores, id est gaudium inter sollicitudines quaeris: ista, quae sic petis tamquam datura laetitiam ac voluptatem, causae dolorum sunt. Omnes, inquam, illo tendunt ad gaudium, sed unde stabile magnumque consequantur ignorant: ille ex conviviis et luxuria, ille ex ambitione et circumfusa clientium turba, ille ex amica, alius ex studiorum liberalium vana ostentatione et nihil sanantibus litteris

Ti ora insegnerò come tu penseresti di non essere saggio. Quel saggio saggio è pieno di gioia, ilare e sereno, imperturbabile; vive alla pari con gli dèi. E ora esamina te stesso: se non sei mai triste, se nessuna speranza ti fa trepidare in attesa del futuro, se notte e giorno il tuo spirito fiero e soddisfatto di sé mantiene un atteggiamento stabile e sempre uguale, hai toccato il culmine dell'umano bene; ma se cerchi di raggiungere dovunque ogni genere di piaceri, sappi che ti mancano ugualmente saggezza e gioia. A ciò tu desideri vivamente pervenire, ma ti sbagli se speri di arrivarci tra le ricchezze e gli onori: tu cerchi cioè la gioia tra gli affanni: queste cose a cui in questo modo tu aspiri convinto che ti daranno letizia e piacere, sono le cause dei dolori. Tutti, io dico, tendono alla gioia, ma ignorano come sia possibile conseguirne una duratura e intensa: quello la cerca nei banchetti e nella lussuria, quell'altro dall'ambizione e dalla folla dei clienti accalcata, chi dall'amica, un altro dallo vana ostentazione degli studi liberaliche non giovano a niente.