Ex plurimis maximisque honoribus praeter paucos et modicos non recepit. Natalem suum plebeis incurrentem circensibus uix unius bigae adiectione honorari passus est. Templa, flamines, sacerdotes decerni sibi prohibuit, etiam statuas atque imagines nisi permittente se poni; permisitque ea sola condicione, ne inter simulacra deorum sed inter ornamenta aedium ponerentur. Intercessit et quo minus in acta sua iuraretur, et ne mensis September Tiberius, October Liuius uocarentur. Praenomen quoque imperatoris cognomenque patris patriae et ciuicam in uestibulo coronam recusauit; ac ne Augusti quidem nomen, quanquam hereditarium, nullis nisi ad reges ac dynastas epistulis addidit. Nec amplius quam mox tres consulatus, unum paucis diebus, alterum tribus mensibus, tertium absens usque in Idus Maias gessit. Adulationes adeo auersatus est, ut neminem senatorum aut officii aut negotii causa ad lecticam suam admiserit, consularem uero satisfacientem sibi ac per genua orare conantem ita suffugerit, ut caderet supinus; atque etiam, si quid in sermone uel in continua oratione blandius de se diceretur, non dubitaret interpellare ac reprehendere et commutare continuo.

In mezzo ad una quantità enorme di onori straordinari, ne accettò soltanto alcun...

Autore: Svetonio

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In mezzo ad una quantità enorme di onori straordinari, ne accettò soltanto alcuni e senza esagerare. Poiché il giorno del suo compleanno cadeva durante la celebrazione dei giochi plebei, permise soltanto che lo si onorasse con l'aggiunta di un carro a due cavalli. Proibì che gli venissero consacrati templi, flamini, sacerdoti e perfino che gli venissero erette statue senza la sua autorizzazione, e quando lo permetteva, poneva come condizione che non venissero collocate in mezzo alle immagini degli dei, ma che figurassero come ornamenti degli edifici. Non volle che si giurasse per i suoi atti, che il mese di settembre fosse chiamato Tiberio e quello di ottobre Livio. Rifiutò il titolo di imperatore e il soprannome di «Padre della patria» e corone civiche nel suo vestibolo. Non aggiunse nemmeno al suo il nome di Augusto, che aveva ereditato, e lo usò soltanto nelle lettere ai re e ai sovrani. Non esercitò più di tre consolati, il primo per qualche giorno, il secondo per tre mesi e il terzo, senza essere a Roma, fino alle idi di maggio. Avversò talmente ogni forma di adulazione che non permise a nessun senatore di avvicinarsi alla sua lettiga, sia per rendergli omaggio, sia per trattare affari e un giorno, poiché un ex console cercò di abbracciargli le ginocchia per chiedergli perdono e rivolgergli una supplica, egli si tirò indietro così bruscamente che cadde supino. Inoltre se si parlava di lui in maniera troppo adulatoria in una conversazione o in un discorso continuo, egli non esitava ad interrompere, a biasimare e a far cambiare subito l'espressione.