Omnes Germanico corporis animique virtutes, et quantas nemini cuiquam, contigisse satis constat: formam et fortitudinem egregiam, ingenium in utroque eloquentiae doctrinaeque genere praecellens, benivolentiam singularem conciliandaeque hominum gratiae ac promerendi amoris mirum et efficax studium. Formae minus congruebat gracilitas crurum, sed ea quoque paulatim repleta assidua equi uectatione post cibum. Hostem comminus saepe percussit. Orauit causas etiam triumphalis; atque inter cetera studiorum monimenta reliquit et comoedias Graecas. Domi forisque ciuilis, libera ac foederata oppida sine lictoribus adibat. Sicubi clarorum uirorum sepulcra cognosceret, inferias Manibus dabat. Caesorum clade Variana ueteres ac dispersas reliquias uno tumulo humaturus, colligere sua manu et comportare primus adgressus est. Obtrectatoribus etiam, qualescumque et quantacumque de causa nanctus esset, lenis adeo et innoxius, ut Pisoni decreta sua rescindenti, clientelas diuexanti non prius suscensere in animum induxerit, quam ueneficiis quoque et deuotionibus impugnari se comperisset; ac ne tunc quidem ultra progressus, quam ut amicitiam ei more maiorum renuntiaret

È abbastanza evidente che a Germanico capitassero in sorte, e quanto mai grandi ad alcuno, tutte le qualità di corpo e di spirito: una bellezza e una fortezza egregia, una intelligenza eccellente in entrambe le lingue per eloquenza e per cultura, una bontà straordinaria, il più vivo desiderio e la decisione meravigliosa di conciliarsi la simpatia e meritarsi l'affetto degli uomini. La magrezza delle gambe non poco corrispondeva alla sua bellezza, ma a poco a poco anche loro si irrobustirono, per l’assiduo andare a cavallo dopo il pasto. Spesso uccise un nemico in combattimento a corpo a corpo. Sostenne cause sebbene trionfatore e tra le altre testimonianze degli studi lasciò perfino commedie in lingua Greca. Affabile, sia nella vita pubblica, sia in quella privata, entrava senza littori nelle città libere e alleate. Dovunque veniva a sapere tombe di uomini illustri, portava offerte funebri agli dei Mani. Sul punto di voler seppellire in un unico sepolcro gli antichi resti dispersi dei soldati morti nel disastro di Varo fu il primo a raccoglierli e a trasportarli con le sue mani. Anche nei confronti dei suoi detrattori, chiunque fossero e per quanto gravi potessero essere i loro torti, si mostrò cosi poco vendicativo che, vedendo Pisone revocare i suoi decreti e perseguitare i suoi clienti, non si decise a esprimergli il suo risentimento se non quando venne a sapere che questi impiegava contro di lui perfino dei malefici e dei sortilegi. Ma anche allora si limitò a togliergli l'amicizia, secondo l'usanza antica e a raccomandare ai suoi intimi di vendicarlo se gli fosse successo qualcosa.