Germanicus, C. Caesaris pater, Drusi et minoris Antoniae filius, a Tiberio patruo adoptatus, quaesturam quinquennio ante quam per leges liceret et post eam consulatum statim gessit, missusque ad exercitum in Germaniam, excessu Augusti nuntiato, legiones uniuersas imperatorem Tiberium pertinacissime recusantis et sibi summam rei p. deferentis incertum pietate an constantia maiore compescuit atque hoste mox deuicto triumphauit. Consul deinde iterum creatus ac prius quam honorem iniret ad componendum Orientis statum expulsus, cum Armeniae regem deuicisset, Cappadociam in prouinciae formam redegisset, annum agens aetatis quartum et tricensimum diuturno morbo Antiochiae obiit, non sine ueneni suspicione. Nam praeter liuores, qui toto corpore erant, et spumas, quae per os fluebant, cremati quoque cor inter ossa incorruptum repertum est, cuius ea natura existimatur, ut tinctum ueneno igne confici nequeat. Obiit autem, ut opinio fuit, fraude Tiberi, ministerio et opera Cn. Pisonis
Germanico, padre di C. Cesare figlio di Druso e di Antonia la minore, adottato d...
versione latino, lingua e civiltà lezioni 1.
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Germanico, padre di C. Cesare figlio di Druso e di Antonia la minore, adottato da suo zio Tiberio, esercitò la questura cinque anni prima dell'età legale e il consolato subito dopo; inviato quindi alle armate di Germania, poiché tutte le legioni, che alla notizia della morte di Augusto rifiutavano ostinatamente di aver Tiberio come capo supremo, offrivano a lui il potere sovrano, egli riuscì a frenarle, dando prova di una pietà filiale e di una forza d'animo di cui è incerto quale fu la più grande. Sconfitto in seguito completamente il nemico, ebbe l'onore del trionfo. Nominato console più tardi per la seconda volta, prima di entrare in carica, fu mandato via da Roma con la missione di pacificare l'Oriente, quindi, dopo aver definitivamente sconfitto il re dell'Armenia, ridusse la Cappadocia allo stato di provincia. Morì ad Antiochia all'età di trentaquattro anni, dopo una lunga malattia, non senza che si sospettasse un avvelenamento. Infatti, a parte le macchie disseminate in tutto il corpo e la bava che colava dalla bocca, anche il suo cuore, dopo la cremazione, tu ritrovato intatto tra le ossa: si crede che quest'organo possa per natura resistere al fuoco quando è impregnato di veleno. D'altra parte si pensò che fosse morto per opera di Tiberio, che fece compiere il crimine da Cn. Pisone
Dal libro Parva sed Apta