Carthagine capta uxor Hasdrubalis exprobrata ei impietate, quod a Scipione soli sibi impetrare vitam contentus fuisset, dextra laevaque communes filios mortem non recusantis trahens incendio se flagrantis patriae obiecit. Mulieris fortitudinis exemplo aeque fortem duarum puellarum casum adiciam. cum pestifera seditione Syracusarum tota regis Gelonis stirps evidentissimis exhausta cladibus ad unicam filiam Harmoniam virginem esset redacta et in eam certatim ab inimicis impetus fieret, nutrix eius aequalem illi puellam regio cultu ornatam hostilibus gladiis subiecit, quae, ne cum ferro quidem trucidaretur, cuius esset condicionis proclamavit. admirata illius animum Harmonia tantae fidei superesse non sustinuit revocatosque interfectores professa quaenam esset in caedem suam conuertit. ita alteri tectum mendacium, alteri veritas aperta finis vitae fuit.

Essendo stata Cartagine espugnata, la moglie di Asdrubale - dopo avergli rimproverata l'empietà di essersi limitato a implorare a Scipione la vita per sé soltanto tenendo per mano figli comuni, disposti (anch'essi) a morire, si gettò tra le fiamme della città in rovina. A questo esempio di coraggio (da parte) di una donna, aggiungerò l'episodio, (altrettanta testimonianza) di coraggio, di due fanciulle. A causa di una violenta sedizione dei Siracusani, l'intera stirpe del re Gelone, decimata per pubbliche stragi, si era ridotta alla sola figlioletta Armonia; quando costei subì l'aggressione dei nemici (della sua casata), la sua nutrice offrì alle spade nemiche una fanciulla sua coetanea, vestita con abiti regali; ella (non) rivelò la propria vera identità, neanche mentre veniva trucidata dalle spade. Armonia, ammirata del suo coraggio non ce la fece a sopravvivere a tale fedeltà e - richiamati indietro i sicari - confessata la propria identità, s'immolò a sua volta. E così, per l'una fu letale il non aver rivelato l'inganno, per l'altra, l'averlo confessato apertamente.