Apud antiquos Romanos severitas se exercuit non tantum in viris puniendis, sed etiam in feminis supplicio adficiendis. Publicia, quae Postumium Albinum consulem, item Licina, quae Claudium Asellum, viros suos veneno necaverant, propinquorum decreto strangulatae sunt: illi severissimi viri, rati in tam evidenti scelere longum publicae quaestionis tempus expectandum non esse, ita eas puniverunt. Magno scelere horum severitas ad exigendam vindictam concitata est. Minor fuit causa Egnati Meceni, qui uxorem fusti percussam interemit, quod vinum bibisset: id factum non accusatore tantum, sed etiam reprehensore caruit, uno quoque optimo existimante illam (=uxorem Egnati Meceni) exemplo violatae sobrietatis poenas pependisse. Et sane quaecumque femina, vino immoderate usa, omnibus et virtutibus ianuam claudit et delictis aperit. Nec aliter sensit Q. Antistius Vetus repudiando uxorem, quod illam in publico cum quaedam libertina vulgari secreto loquentem viderat: nam nutrimentis culpae, non ipsa culpa commotus, citeriorem (=preventiva) delicto praebuit ultionem, ut potius caveret iniuriam quam vindicaret. Iungendus est his P. Sempronius Sophus, qui coniugem repudii nota adfecit, nihil aliud quam, se ignorante, ludos ausam (sott. esse) spectare.
Presso gli antichi romani si esercitò la severità non tanto nel punire gli uomini ma anche nel sottoporre a supplizio le donne. Publicia e allo stesso modo Licinia, che avevano ucciso con il veleno il console Postumio Albino e Claudio Asello, loro mariti, furono strangolate per decisione dei familiari: quegli uomini severissimi, (furono) risoluti in un così evidente delitto (ritennero che) non si dovesse attendere il lungo lasso di tempo che sarebbe intercorso prima della celebrazione del processo e così le punirono. La severità di costoro fu mossa ad esigere vendetta da un grande crimine. Meno grave (minore) fu la causa di Egnazio Mecenio che percossa la moglie con un bastone la uccise, perché l'aveva vista bere del vino: questo fatto non solo mancò di accusatore, ma nemmeno chi lo criticasse, dato che ciascuno riteneva che ella (la moglie di Egnazio Mecenio) avesse pagato con un'ottima punizione esemplare la pena per aver violato la sobrietà. E certamente qualsiasi donna desideri smodatamente (fare) uso di vino, chiude la porta a tutte le virtù e la apre a tutti i comportamenti peccaminosi. Né diveramente sperimentò Quinto Antistio Vetere, ripudiando la moglie perché l'aveva vista in pubblico mentre in segreto con una liberta, turbato dalla colpa che poteva comportare non dalla colpa in sè, punì la colpa in maniera preventiva ancor prima che fosse commesso per prevenire l'offesa piuttosto che vendicarla. A costoro va aggiunto Publio Sempronio Sofo che bollò con il ripudio la moglie, perchè aveva osato assistere ai giochi a sua insaputa.