Sanguinis ingenui mulierem praetor apud tribunal suum capitali crimine damnatam triumuiro in carcere necandam tradidit. quo receptam is, qui custodiae praeerat, misericordia motus non protinus strangulauit: aditum quoque ad eam filiae, sed diligenter excussae, ne quid cibi inferret, dedit existimans futurum ut inedia consumeretur. cum autem plures iam dies intercederent, secum ipse quaerens quidnam esset quo tam diu sustentaretur, curiosius obseruata filia animaduertit illam exerto ubere famem matris lactis sui subsidio lenientem. quae tam admirabilis spectaculi nouitas ab ipso ad triumuirum, a triumuiro ad praetorem, a praetore ad consilium iudicum perlata remissionem poenae mulieri impetrauit. quo non penetrat aut quid non excogitat pietas, quae in carcere seruandae genetricis nouam rationem inuenit? quid enim tam inusitatum, quid tam inauditum quam matrem uberibus natae alitam? putarit aliquis hoc contra rerum naturam factum, nisi diligere parentis prima naturae lex esset.

Un pretore consegnò al triumviro. da dover essere giustiziata una donna di nobile casato (ch'egli) aveva condannata a morte nel suo tribunale. Presala in consegna, la guardia superiore carceraria, mosso da misericordia, non la fece strangolare subito: anzi, autorizzò la figlia ad incontrarla, a patto che fosse diligentemente perquisita, sì da non introdurre cibo ) nella convinzione che (la prigioniera) sarebbe (dopo pochi giorni) morta di fame. , e (la guardia) si chiedeva, tra sé e sé, grazie a quale espediente mai (ella) riuscisse a sopravvivere così a lungo; (così) tenuta d'occhio la figlia con maggior accortezza scoprì ch'ella, scopertasi il seno, leniva la fame della madre col proprio latte. La straordinarietà di un fatto tanto ammirevole - dalla (guardia) suddetta al triumviro, dal triumviro al pretore e dal pretore al consiglio dei giudici - riuscì a scagionare la donna. Fin dove non si spinge, e cosa non escogita l'amore (di una figlia)], che architettò un impensabile escamotage -->

Analisi: - L. Manlio Torquato... usibus subtraheret. L. Manlio... dixerat: è la proposizione reggente; diem dicere alicui ad populum significa propriamente "fissare per qualcuno il giorno presso il popolo", cioè "citare uno davanti al popolo". Seguono due proposizioni subordinate causali, introdotte da quod, al congiuntivo perché si tratta di una causa addotta soggettivamente dal tribuno (quod excessisset quodque... subtraheret). Vediamole, facendone la costruzione: la prima è inductus (participio congiunto riferito a Torquato che corrisponde ad una subordinata causale, cum inductus esset) occasione bene conficiendi bellum excessisset tempus legitimum obtinendi imperium in cui c'è un ablativo di causa efficiente (occasione) da cui dipende il gerundio del genitivo col suo complemento oggetto (bene conficiendi bellum) così come il complemento oggetto di excedere (tempus legitimum) determina un altro genitivo di gerundio con complemento oggetto (obtinendi imperium). La seconda proposizione presenta un dativo retto da subtrahere (publicis usibus), un genitivo di qualità (optimae indolis) retto da iuvenem (apposizione del complemento oggetto filium) a cui si collega il participio congiunto (gravatum) da cui dipende l'ablativo di causa efficiente (rustico opere). - Id postquam... direxit. Id postquam... cognovit: subordinata temporale iniziale seguita dalle due sovraordinate coordinate da et (protinus petiit et se... direxit), il cui soggetto sottinteso è il giovane figlio (soggetto anche delle due reggenti). Nella prima, urbem è complemento di moto a luogo (= Roma, la urbs per eccellenza) retto da petiit (si ricordi che il valore primario di petere è "muovere verso", verbo di direzione da cui derivano tutti gli altri significati), così come in... domum nella seconda, retto da se... dixerit. prima luce: è ablativo di tempo determinato. - Qui existimans... perageret. Il periodo comincia con un nesso relativo (qui = ille) e un participio presente (existimans) congiunto al soggetto, Pomponio, da cui dipende la proposizione subordinata infinitiva (in hoc eum venisse) dove in hoc, complemento di fine, preannuncia la subordinata finale (ut patris crimina... deferret), a cui segue una subordinata relativa (a quo... tractabatur) in cui il pronome relativo è complemento d'agente riferito a patris, e iusto è I'ablativo del II termine di paragone determinato da plus. excedere iussit... cubiculo: proposizione reggente in cui c'è la costruzione attiva di iubeo, con l'accusativo della persona a cui è rivolto il comando (omnes) e l'infinito excedere da cui è retto l'ablativo di moto da luogo (cubiculo), a cui segue un'altra subordinata finale introdotta da quo (in questo caso preferito a ut per la presenza del comparativo licentius), a cui segue un ablativo assoluto con valore temporale (remotis arbitris). - Nactus... causam diceret. Il periodo comincia con un participio congiunto al soggetto sottinteso (il giovane Manlio), equivalente a una subordinata temporale (= cum nactus esset), da cui dipende il dativo di fine (proposito suo), a cui seguono le tre reggenti, coordinate dal -que enclitico (gladium destrinxit... tribunumque coegit... eoque effictum est). Alla prima segue una subordinata relativa (quem... adtulerat) in cui il complemento oggetto quem, riferito a gladium, è seguito da un participio congiunto in posizione predicativa (tectum). Anche nella seconda reggente c'è un participio (compulsum) congiunto al complemento oggetto (tribunum) da cui dipendono i due ablativi di causa efficiente (minis ac terrore), mentre il verbo (coegit) regge l'infinito (iurare) che determina la subordinata infinitiva (a patris... recessurum ), con ellissi di esse, al futuro (di norma iuro è seguito dall'infinito futuro), il cui soggetto è chiaramente il tribuno. A... accusatione è ablativo di moto da luogo retto dal verbo (recedo a + abl. ) e patris è genitivo oggettivo. Nella terza reggente c'è un'espressione impersonale passiva introdotta da eo, ablativo neutro di is, ea, id con valore avverbiale ("da cio, in seguito a ciò", retto da ex che compone il verbo): eo efficitur ut (che corrisponde al nostro "da ciò deriva che, il risultato è che") introduce una subordinata sostantiva al congiuntivo, esprimente una circostanza di fatto (cfr. proposizioni sostantive): qui introduce la sostantiva negativa ne... causam diceret.