Il contadino e i cani Esopo Favola originale di Esopo

Γεωργὸς ὑπὸ χειμῶνος ἐναποληφθεὶς ἐν τῇ ἐπαύλει ἐπειδὴ οὐκ ἠδύνατο προελθεῖν καὶ ἑαυτῷ τροφὴν πορίσαι, τὸ μὲν πρῶτον τὰ πρόβατα κατέφαγεν. ἐπειδὴ δὲ ἔτι ὁ χειμὼν ἐπέμενε καὶ τὰς αἶγας κατεθοινήσατο. ἐκ τρίτου δέ, ὡς οὐδεμία ἄνεσις ἐγίνετο, καὶ ἐπὶ τοὺς ἀροτῆρας βοῦς ἐχώρησεν. οἱ δὲ κύνες θεασάμενοι τὰ πραττόμενα ἔφασαν πρὸς ἀλλήλους· ἀπιτέον ἡμῖν ἐστιν ἐνθένδε· ὁ δεσπότης γάρ, εἰ οὐδὲ τῶν συνεργαζομένων βοῶν ἀπέσχετο, ἡμῶν πῶς φείσεται; ὁ λόγος δηλοῖ, ὅτι δεῖ τούτους μάλιστα φυλάττεσθαι, οἳ οὐδὲ τῆς κατὰ τῶν οἰκείων ἀδικίας ἀπέχονται.

Un contadino bloccato nella fattoria dal maltempo poiché non poteva mettersi in cammino e procurarsi cibo dapprima mangiò le pecore. Ma poiché il maltempo persisteva ancora divorò anche le capre. E in terzo luogo, siccome non si verificava nessuna remissione, procedette anche contro i buoi aratori. E i cani avendo visto quanto accadeva dicevano gli uni agli altri: "Per noi è necessario andarcene di qui; il padrone infatti, se non si è astenuto neppure dai buoi che lavorano con lui, come ci risparmierà?" Il racconto dimostra che bisogna in particolare guardarsi da coloro che non si astengono neppure dall'ingiustizia contro i familiari.

Traduzione dal libro Libro E KALE ATTIKE volume 1 tomo 2 pag. 246 n°9

Un contadino, sorpreso nella capanna dall'inverno, poiché non poteva procurarsi del cibo, mangiò le pecore. Poi mangiò anche le capre. Dal momento che l'inverno perseverava, mangiò anche i buoi aratori, dopo averli sgozzati. I cani, allora, avendo visto ciò, dissero tra loro: "Noi dobbiamo andare via da questo luogo, se, infatti, il padrone non ha risparmiato neppure i buoi aratori, come risparmierà noi?"