"Μανθανω", η δ' ος "αλλ' ευχεσθαι γε που τοις θεοις εξεστι τε και χρη, την μετοικησιν την ενθενδε εκεισε αυτυχη γενεσθαι·...τε και επεσχομεν του δακρυειν. (dal Fedro di Platone)
traduzione libera
Comprendo, (ἦ δ᾽ ὃς sul vocabolario=) disse - ma pregare gli dei in qualche luogo sia possibile che il trapasso da qui all'al di là, sia possibile, questo mi pare sia lecito; questo io voglio fare e così sia. Così dicendo, tutto d'un fiato, vuotò tranquillamente la ciotola. Molti di noi che fino allora, alla meglio, erano riusciti a trattenere le lacrime, quando lo videro bere, quando videro che egli aveva bevuto, non ce la fecero più; anche a me le lacrime, malgrado mi sforzassi, sgorgarono copiose e nascosi il volto nel mantello e piansi me stesso, oh, piansi non per lui ma per me, per la mia sventura, di tanto amico sarei rimasto privo. Critone, poi, ancora prima di me, non riusciva a dominarsi e s'era alzato per uscire. Apollodoro, poi, che fin dal principio non aveva fatto che piangere, scoppiò in tali singhiozzi e in tali lamenti che tutti noi presenti ci sentimmo spezzare il cuore, tranne uno solo, Socrate, anzi: "Ma che state facendo?" esclamò. "Siete straordinari. E io che ho mandato via le donne perché non mi facessero scene simili; a quanto ho sentito dire, bisognerebbe morire tra parole di buon augurio. State calmi, via, e siate forti. E noi, provammo un senso di vergogna a sentirlo parlare così e trattenemmo il pianto"