Εγω γαρ, ω ανδρες Αθηναιοι, δί ουδεν αλλ' η δια σοφιαν τινα τουτο το ονομα εσχηκα... επειδη εκεινος τελετευτηκεν.

Io infatti, o giudici ateniesi, ho avuto (perf. ἔχω 1a sing. ) il mio nome [di sapiente] per null'altro che per una certa sapienza. Non mi interromperete (fut. θορυβέω) nemmeno se a qualcuno di voi sembrerò (fut. δοκέω) dire cose superbe ma vi riporterò (fut. Ἀναφέρω) le parole di uno che da affidamento. Infatti della mia sapienza se esiste e di che specie sia, (παρέχω futu. 1a sing) vi presenterò come testimone il Dio a Delfi. Voi avete conosciuto (ἴστε = εἴδω perf. 2a pl. ) probabilmente Cherefonte. Costui era da giovane un mio amico e (è) amico per un gran numero di voi, (συνέφυγε τὴν φυγὴν ταύτην sul vocab. =) partecipò a questo esilio e ritornò (κατέρχομαι) con voi. Voi avete conosciuto anche quanto Cherefonte era impetuoso e si slanciasse (ὁρμήσειεν = ὁρμάω, aor. ottativo 3a sing. ) verso ( ἐφ = ἐπί) qualunque cosa. E una volta recatosi a Delfi ebbe l'ardire di chiedere questo responso – e come dico – non interrompete/protestate giudici, chiese ( ἤρετο = ἔιρομαι aor. 3a) infatti se ci fosse qualcuno più sapiente di me. La Pizia rispose dunque che nessuno era più sapiente. E di queste cose testimonierà a voi questo fratello, dato che quello è morto.
(traduzione letterale by Anna Maria Di Leo)