Gymnasmata pagina 157 numero 19

1. Ο Εκτωρ ο Πριαμιδης δια της αυτης οδου ηρχετο εις τα Σκαιας πυλας ενθα η Ανδρομαχ η αλοχος εναντια εβαινε συν τη αμφιπολω· ...

Ettore, figlio di Priamo si recava per la stessa strada alle porte Scee, quando Andromaca la moglie saliva di fronte con un’ancella: lei teneva sul petto il figlio Scamandrio, amato figlio di Ettore. Andromaca chiedeva supplicando il figlio di Priamo di avere compassione del figlio piccolo e di lei stessa e diceva: “ Tu solo sei mio conforto; il Peleide ti uccide se di nuovo vai in battaglia; resta qui sulla torre, non rendere il bambino orfano e me vedova” il figlio di Priamo rispondeva alla moglie: “ E tu e il figlio mi state a cuore; ma io temo molto Troia e i Troiani, se ignobile sfuggo dal nemico. Io voglio morire per te e non ascoltare il tuo grido e il tuo rapimento”. Il figlio di Priamo abbracciava il figlio e di nuovo lo poggiava al petto della madre per paura del ciuffo sulla punta dell’elmo. Il figlio di Priamo ed Andromaca quieta guardano il bambino ed Ettore pregava Cronide di dargli lo stesso coraggio come agli antenati e di regnare con la forza di Ilio. E mentre Andromaca accoglieva il bambino sul petto, il figlio di Priamo, invece, diceva: “ Non affliggere troppo il mio cuore”; infatti un uomo non può uccidere me contro la legge; non dico che un uomo possa sfuggire il destino fatale. Ma va a casa e pensa i tuoi compiti”. Andromaca se ne andava a casa e piangeva con le ancelle Ettore ancora vivo.